INPS, assegno d’invalidità ridotto a 280 euro al mese. Cosa sta succedendo

L’annuncio dell’INPS ha scatenato un vero e proprio terremoto. L’assegno di invalidità sarà erogato solo a chi non lavora e questo per molti è un grave problema.

La pensione di invalidità è un sostegno rilasciato dall’Inps e destinato a queicittadini con malattie che ne riducono la capacità lavorativa. La condizione è altresì riconosciuta come invalidità civile. Per l’INPS è fondamentale accertarsi che il cittadino sia effettivamente in condizione di invalidità e fino a che punto questa gli impedisca di svolgere le normali attività dell’ambito quotidiano e lavorativo: in base alla difficoltà riscontrata dal soggetto, l’INPS gli riconoscerà una certa percentuale di invalidità che incide sull’entità della pensione rilasciata. Pochi giorni fa, tuttavia, l’ente previdenziale ha annunciato che gli assegni di invalidità saranno elargiti non a chi ha disabilità tali da ridurre la loro capacità lavorativa, ma da escluderla del tutto.

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La pensione di invalidità per le persone con invalidità civile del 100% è di 285,66 euro al mese per 13 mensilità. Stessa cosa per gli invalidi civili dal 74% al 99%, ma solo se il loro reddito non supera i 4.906,72 euro l’anno. Per questo motivo era concesso, se non necessario, che queste persone potessero solgere un lavoretto supplementare, per un massimo di 400 euro al mese, in modo da poter guadagnare abbastanza per essere indiependenti economicamente. Questo a quanto pare non sarà più possibile. Le associazioni per il recupero di persone con handicap e disabilità di vario tipo sono state sotterrate dalle richieste di informazioni dopo l’annuncio dell’INPS.

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La FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha sottolineato la grande preoccupazione con cui molte famiglie con all’interno persone disabili hanno accolto l’annuncio e come molti non sappiano cosa fare. Sono infatti molte le storie di persone con disabilità che riescono ad essere autosufficienti o quantomento economicamente indipendenti facendo dei lavoretti da poco. Intanto molti si sono già mobilitati, con petizioni online contro la decisione dell’INPS e lettere di dissenzo indirizzate all’ente e le associazioni stesse stanno cercando di mettere pressione perché la politica intervenga sulla questione.