La guerra in Ucraina ferma anche le pensioni INPS

Fermi i discorsi sul futuro delle pensioni. La guerra in Ucraina monopolizza l’attenzione del Governo e le trattative per la riforma delle pensioni del 2023 ne risentono. 

C’è ancora incertezza su quali misure verranno inserite nella riforma del sistema pensionistico del 2023. Le trattative tra Governo e sindacati, ancora molto lontani come posizioni sulla questione, continuano da tempo e non sembra ci sia ancora stata una chiusura. Entrando a gamba tesa sul già problematico confronto arriva la guerra in Ucraina, che richiede l’attenzione di gran parte dei protagonisti delle trattative sul sistema pensionistico, in primis Mario Draghi. L’attenzione e il tempo che la gestione di un conflitto armato sta assorbendo ai membri del governo deve per forza essere preso da altri fattori altrettanto importanti.

In questo caso il tempo e l’attenzione presi dalla guerra vanno a discapito del tavolo delle trattative tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni in programma del 2023. Dopo un accordo raggiunto con molta fatica per il 2022, non è più possibile rimandare una riforma strutturale del sistema pensionistico italiano, ancorato ad una legge Fornero che sta facendo vedere tutti i suoi limiti. In particolare i sindacati non sono propensi a permettere l’uscita dal lavoro dei lavoratori ad un’età così avanzata come gli attuali 67 anni, e premono per l’utilizzo e il potenziamento di molte forme di pensionamento anticipato che però costerebbero molto allo Stato. Il Governo Draghi si è detto più volte contrario a riproporre forme di pensionamento anticipato, che graverebbero troppo sulle tasche dello Stato in un momento di forte incertezza economica.

Le trattative non sono ancora arrivate ad un punto di incontro, anzi, le due posizioni sono ancora piuttosto distanti. Tuttavia tutto è stato bloccato dallo scoppio della guerra in Ucraina. L’attenzione che occorre per rispondere a una problematica così seria ha costretto il Governo a bloccare le trattative con i sindacati, con conseguente stop alle discussioni. I progressi per la riforma del sistema pensionistico del 2023 stavano già avanzando a fatica e questa brusca battuta d’arresto protrarrà ancora di più i lavori. Intanto c’è incertezza per i lavoratori. Non è ancora chiaro se il prossimo anno sarà possibile utilizzare molte delle possibili misure di pensionamento anticipato come Quota 102, Opzione Donna e Ape Social.