Ucraina, la crisi del grano potrebbe portare ad un aumento di immigrazione

L’invasione russa in Ucraina ha provocato una vera e propria crisi del grano. Ma questo potrebbe causare un aumento di immigrazione? Per ora il rischio non c’è. Ma l’Onu lancia l’allarme.

(ANSA/ YAHYA ARHAB)

Da quando l’artiglieria russa ha iniziato a far risuonare i propri missili e ordigni in territorio ucraino, si è assistiti ad una crisi umanitaria in Europa come non la si vedeva da tempo. L’invasione russa in Ucraina, infatti, ha provocato una notevole mancanza di grano. Ma questo potrebbe causare un aumento di immigrazione?

Ad ogni blocco navale, infatti, corrisponde un mancato approvvigionamento di materie prime fondamentali per la popolazione. E ora a lanciare l’allarme è l’Onu, la quale mette in guardia sulle conseguenze della crisi del grano: possibili esodi e rivolte sociali.

Crisi del grano. Secondo l’Onu potrebbero esserci possibili esodi

La guerra porta sempre conseguenze catastrofiche, non solo nei confronti di chi è direttamente coinvolto, ma anche di quei Paesi che hanno relazioni e interessi commerciali piuttosto forti. I Paesi dell’Est, come Ucraina e Russia, infatti, sono tra i maggiori esportatori di grano al mondo, e il conflitto in corso sta portando a gravi carenze nel settore alimentare.

Le navi cariche di grano bloccate nel Mar Nero, infatti, porteranno una gravissima mancanza di approvvigionamenti di materie prime, utili alla sopravvivenza di numerose popolazioni. In special modo, le conseguenze più immediate potrebbero manifestarsi sui Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa.

(Pixabay)

Libia, Egitto, Tunisia, Libano e Algeria, infatti, non hanno ricevuto le importazioni di grano, mais e altri cereali, a causa del blocco presente nel porto di Odessa. A peggiorare le cose, ovviamente, è la situazione conflittuale che non permette ai coltivatori ucraini di seminare e raccogliere il grano.

Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, i prezzi dei prodotti alimentari stanno schizzando alle stelle, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, maggiormente presenti in Nord Africa e Medio Oriente. Si tratta di una crescita dei prezzi compresa tra il 20% e 50%.

Una situazione molto difficile che aumenterebbe il rischio di esodi e rivolte nei Paesi maggiormente in difficoltà, con conseguenze umanitarie catastrofiche. Uno scenario, però, che attualmente non si è concretizzato, ma il cui rischio fa capire quanto sia necessario fermare l’invasione russa e cercare una pace insperata.