Bonus, dopo la promessa di soldi ci sono gli arresti

Veniva chiamato “Re dei bonus” ed era riuscito a scappare già una volta. Se si esagera con l’approfittarsi degli aiuti di Stato si può finire così: con la Guardia di Finanza alle calcagna e un mandato di arresto internazionale.

A gennaio 2022 la Guardia di Finanza ha smascherato un’organizzazione con base a Rimini, ma retificata in tutta Italia che aveva come fine la truffa i danni dello Stato mediante i bonus.

L’operazione “Free Credit” di gennaio aveva portato a 35 arresti e 80 perquisizioni in tutta la penisola, spaziando tra Emilia Romagna, Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Trentino, Toscana e Veneto. Le indagini avevano portato alla scoperta di una maxi-truffa per l’appropriazione indebita degli aiuti di Stato tramite associati e prestanome, per un totale di 440 milioni di euro.

All’operazione erano riusciti a sfuggire 2 indagati: un commercialista, ritenuto la mente tecnica dell’intera operazione, e il capo della branca pugliese dell’organizzazione. Ai due latitanti era stato dato il nome di “Re dei bonus” e sono riusciti a sfuggire all’operazione per un banale colpo di fortuna. I due non erano sul suolo italiano al momento dell’operazione. Al momento degli arresti erano andati in vacanza, uno in Repubblica Domenicana, e l’altro in Colombia e avevano deciso di restare lì per evitare l’arresto. Speranza vana, visto che pochi giorni fa è stato comunicato l’arresto di entrambi. L’arresto è stato portato a termine dall’Interpol sotto la guida della Procura della Repubblica italiana e degli specialisti nel Nucleo di Polizia Economica di Rimini.

Il commercialista è stato arrestato all’aeroporto di Medellin, in Colombia, ed è attualmente detenuto nel carcere di Bogotà in attesa delle procedure di estradizione. Il capo del ramo pugliese dell’operazione, il vero e proprio “Re dei bonus“, è stato invece è stato fermato dalla polizia domenicana dopo un pedinamento. Addosso gli sono stati trovati numerosi telefoni cellulari, varie schede telefoniche di diverse nazionalità, oltre 10 carte di credito e denaro contante in euro, dollari, pesos colombiani e domenicani per un totale di circa 6.000 euro. La procedura di rientro in Italia per il latitante è stata più rapida. La scorsa domenica è stato messo su un aereo per l’Italia e dichiarato ufficialmente in arresto una volta atterrato all’aeroporto di Fiumicino.