Italia senza petrolio e gas, perchè rischiamo davvero

Nonostante il calo del prezzo del gas metano sul mercato internazionale, continuano a rimanere alte le bollette. Ecco quello che sta succedendo e perché dobbiamo aspettare ancora prima che calino le spese.

Ad oggi il prezzo delle forniture di gas quotati al TTF olandese, principale hub europeo per le forniture, è sceso a 84 euro Mw/h.

Si tratta di un prezzo di fornitura sulla linea che avevamo prima della guerra in Ucraina, quindi perché non stiamo festeggiando? Perché questo calo del prezzo delle forniture non si riflette sulle bollette di luce e gas. Il prezzo del gas in Europa si è stabilizzato proprio grazie all’intervento dell’Unione Europea, che ha previsto il rafforzamento dei livelli di stoccaggio entro novembre 2022. Si tratta senza dubbio di un grosso passi in avanti, considerando il livello critico che avevano toccato i prezzi del gas nei primi mesi della guerra: 345 euro Mw/h.

I passi per potersi distaccare finalmente dalla dipendenza del gas russo sono, tuttavia, ancora molti da fare. In Italia, ad esempio, il livello di stoccaggio è attualmente al 46%, ma servirebbe portarlo circa al 90% per poter essere tranquillamente indipendenti dal punto di vista energetico. Va peggio alla Germania, attualmente con un livello di stoccaggio del gas naturale al 44%, mentre in Spagna si è già raggiunto il 65%. Non c’è, però, la possibilità che le bollette tornino a costare meno. Questo perché le tariffe riportate sulle bollette riflettono i prezzi del gas al TTF negoziati per diverse scandenze. Gli aggiornamenti dei prezzi vengono fatti ogni 3 mesi da Arera, quindi, semplicemente, i prezzi attuali sulle bollette riflettono il prezzo del gas di 3 mesi fa.

Di conseguenza ci si aspetta un livellamento dei prezzi delle bollette ai prezzi reali del gas sul mercato entro il prossimo aggiornamento. Intanto Eni, ma anche altre società europee per l’energia, ha aperto un conto in rubli per pagare le forniture di gas alla Russia mentre si cerca una via alternativa per evutare di farlo ancora. La possibilità più vicina è l’accordo con l’Algeria, su cui il premier Mario Draghi sta puntando molto in questi ultimi mesi.