Carburanti, l’Italia bussa alla porta del Qatar. Ma in autunno loro non potranno salvarci

La possibile svolta a livello di crisi dei carburanti in Italia, potrebbe arrivare dall’accordo con il Qatar e Eni: tuttavia, i possibili nuovi scenari che si prospettano con la fine dell’estate lasciano molte ombre sul futuro delle forniture.

L’ Accordo Eni-Qatar per il gas naturale può essere, a livello prospettico, se non altro una svolta: ma quello tra Qatar e Eni, che accelera sul gas con una intesa definita come una «alleanza strategica» potrebbe non bastare. Perché? Ecco cosa succede.

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accordo eni / Fonte: Pexels

L’Eni ha avvitato un vero sprint sulla diversificazione energetica del nostro Paese, nel momento clou, del resto. In effetti si sta entrando nella settimana in cui il governo sceglie se alzare il livello di crisi del gas anche sulla scia di quello che deciderà la Russia, che da mercoledì scorso ha iniziato a tagliare le forniture.

Il team guidato da Claudio Descalzi ha ufficializzato di essere stato scelto dal Qatar come nuovo partner internazionale per la crescita della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto di Doha dagli attuali 77 milioni di tonnellate all’anno a no milioni.

Il progetto — chiamato North Field East (Nfe) —è il più grande al mondo. Ma che cosa porterà nell’immediato? E quali saranno i risvolti relativi al prossimo autunno? Ecco cosa dicono gli analisti.

Crisi Gas e accordo Eni: cosa sta per capitare

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Il ministro di Stato per gli Affari energetici, presidente e amministratore delegato di QatarEnergy, Saad Sherida Al-Kaabi, e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi hanno firmato l’accordo di partnership per la creazione della nuova Joint Venture.

QatarEnergy terrà una quota del 75% e Eni il 25%. La JV manterrà il 12,5% dell’intero progetto Nfe, di cui rientrano 4 mega treni Gn1 con una capacità di liquefazione pari a 32 milioni di tonnellate/anno»

Questo cosa vuol dire? Si parla di un valore che è pari a 45 miliardi di metri cubi di metano allo stato gassoso. L’investimento totale, di 28,75 miliardi di dollari e Nfe andrà però in produzione entro la fine del 2025. Ed è da qui che, per alcuni, arrivano le note dolenti.

Accordo dal 2025: cosa si prevede fino a quella data

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L’accordo, come ben noto, parte dal lavoro del ministero degli Esteri diretto da Luigi Di Maio che a Doha può far riferimento sull’ambasciatore Alessandro Prunas: l’intesa dovrebbe durare 27 anni.

Questo accordo per  Descalzi in effetti è certo una “pietra miliare” per Eni che si lancia nel virtuoso progetto della diversificazione delle fonti energetiche più pulite e affidabili. Ma la quantità di gas per il nostro Paese sarà oggetto di accordi commerciali futuri. E ora?

Diamo un dato: in verità, nelle prossime settimane si attende una dichiarazione da parte di Snam dell’acquisizione della seconda nave rigassificatrice, dopo la prima già comperata a Maggio e,  questo, in effetti aumenterà di 10 miliardi di metri cubi l’anno (5 miliardi nel 2023 e altri 5 nel 2024) la capacità di rigassificazione italiana che al momento è pari a 15,75 miliardi.

Gli stoccaggi per il prossimo inverno, tuttavia, andranno ancora a rilento e oggi ci si trova al 54,5% di riempimento dei depositi rispetto ad un target ben maggiore per l’autunno. Se Mosca chiudesse del tutto i flussi avremmo un problema molto grave. Ma non saremmo i soli. Con noi, a soffrire ci sarebbe la Germania.