Pensioni, quale norma ideata dalla Fornero ti impedisce di lasciare il lavoro

La Legge Fornero incombe sul sistema pensionistico italiano. Se non ci sarà una riforma entro il 2023 gli italiani avranno l’ennesima beffa.

L’incubo della Legge Fornero rischia di materializzarsi nel 2023. Senza modifiche al sistema pensionistico in vigore, l’età pensionabile non solo sarà più alta ma rischiano di vedersi ridotto anche l’assegno pensionistico una volta raggiunto il traguardo. Il Governo ha ancora un anno di tempo per provare a scongiurare la Legge Fornero ma in questo momento non ci sono le risorse finanziare per apportare delle riforme.

Cosa prevede la Legge Fornero?

La legge Fornero prevede un sistema di calcolo contributivo nella costruzione della pensione. Con questa legge, quindi, la pensione viene stimata in base a quanti contributi il lavoratore ha versato. E non in base agli stipendi ricevuti durante la carriera. Una differenza non da poco.

Dovendo calcolare gli anni di lavoro e non più gli stipendi, si alza notevolmente l’età pensionistica. Questa legge, infatti, prevede un minimo di 20 anni di contributi e di 66 anni di età per le donne con contratti nella pubblica amministrazione, o per gli uomini impiegati nel pubblico o nel privato.

Con la Legge Fornero il sistema pensioni italiano è passato da retributivo a contributivo. Questo per alleggerire la spesa di chi deve pagare le pensioni.  Prima della riforma c’era un sistema misto prevedeva l’introduzione nel conteggio dei requisiti per l’accesso alla pensione di due numeri: il numero di anni di contributi versati e quello degli anni di anzianità anagrafica del lavoratore.

Cosa bisogna fare per evitare ritorno alla Legge Fornero?

L’obiettivo è arrivare ad una Riforma Pensioni nella Legge di Bilancio 2022. Tante le ipotesi in vista per la riforma del sistema previdenziale dal 1º gennaio 2023. Sul tavolo ci sono le proposte dei sindacati e quelle di governo. Vediamo quali sono:

Pensione con la Quota 41 – Avanzata dai sindacati, prevede la pensione anticipata con 41 anni di contributi, senza calcolo dell’assegno (che resta con sistema misto o retributivo). Per la Pensione Precoci, attualmente ci vogliono 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne.

Pensione a 64 anni con ricalcolo contributivo – Si tratta della proposta principale tra quelle avanzate dal Governo, simile all’Opzione Donna: prevede la pensione anticipata rinunciando alla quota maturata con sistema retributivo, con un intero ricalcolo contributivo della pensione. Ci sono anche sotto proposte:

  • 64 anni di età con assegno previdenziale maturato pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale;
  • pensione a 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza limiti sul valore dell’assegno.

Pensione con anticipo quota contributiva – E’ un meccanismo proposto dall’INPS per accedere prima alla sola quota contributiva della pensione, ad esempio a 63 anni di età con almeno 20 anni di contributi ed un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale. Al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia si prenderebbe anche la quota retributiva della pensione maturata.