Pensione dovuta ma l’INPS rifiuta il pagamento: perchè può accadere davvero

E’ accaduto ad un cittadino che si è visto non versare la pensione di reversibilità nonostante ci fosse una sentenza del Tribunale di Napoli.

L’INPS può non versare la pensione anche se questa è stata riconosciuta dal Tribunale. E’ quanto accaduto ad un cittadino il quale ha chiesto pensione di reversibilità in quanto ha una figlia disabile a suo carico. Gli assegni per la disabilità della figlia non riescono a coprire le spese mediche per curarla. Nonostante la gravità della situazione, però, l’Inps non ha provveduto a lavorare la pratica in questione. L’uomo ha pertanto deciso ricorrere alle vie legali, con il Tribunale di Napoli che ha accolto il suo ricorso. Tuttavia ad oggi l’Istituto di Previdenza Sociale non ha ancora lavorato la pratica comportando il mancato pagamento della pensione.

Quando l’INPS può sospendere il pagamento della pensione?

Normalmente il pagamento di una pensione non può essere bloccato. Vi sono però dei casi per i quali scatta la sospensione dei pagamenti o la riduzione dell’assegno. Anche questi sono previsti dalla legge e quindi l’ente pensionistico non può agire arbitrariamente, ma solo in particolari circostanze.

Uno dei cosi più noti di sospensione del pagamento della rendita è quello legato ai redditi. Nel caso delle pensioni anticipate con quota 100, ad esempio, la sospensione del pagamento scatta al superamento della soglia di reddito da lavoro di 5.000 euro.

Il divieto di cumulo è però previsto anche per altre prestazioni, come quelle erogate dall’Inps per gli assegni di invalidità civile, impropriamente definiti come pensione di invalidità. Anche in questo caso, superati certi limiti di reddito singolo e/o familiare, il pagamento viene sospeso. Idem per il mancato superamento della revisione sanitaria per coloro che ne sono soggetti e percepiscono indennità economiche.

Lo stesso dicasi per le pensioni di reversibilità. In presenza di redditi sopra determinate soglie, gli aventi diritto si vedranno ridurre l’erogazione dell’assegno. In questo caso, si tratta di un ridimensionamento dell’importo.

Altro caso di blocco della rendita riguarda i pensionati italiani che risiedono all’estero e non comunicano per tempo, ogni anno, l’esistenza in vita.

Cosa fare se l’INPS ci blocca pensione?

L’unico modo per opporsi alla decisione è fare un ricorso amministrativo. Si tratta di  un’istanza rivolta alla tutela di una situazione giuridica soggettiva che si suppone lesa da un atto emesso dall’Istituto e può essere diretto all’annullamento dell’atto o anche alla riforma dello stesso.

I termini di presentazione del ricorso si differenziano in relazione al Comitato chiamato a dirimere la controversia. In linea generale, il ricorso deve essere presentato entro il termine di 90 giorni decorrente dalla data di ricezione del provvedimento che si intende impugnare.

In ipotesi di ricorso avverso il silenzio-rigetto, i 90 giorni decorrono dal 121° giorno successivo a quello di presentazione della relativa domanda.