Bonus (e pensioni) cosa accadrà dopo le Elezioni del 25 settembre

Pensioni e bonus: ecco i programmi delle forze politiche

Il 25 settembre l’Italia voterà il nuovo Parlamento. In questo periodo di campagna elettorale, le varie forze politiche stanno illustrando i loro programmi per convincere l’elettorato. Tra i temi più importanti ci sono quelli sui vari bonus e soprattutto la questione legata alle pensioni. L’incubo Fornero prende sempre di più corpo con il passare delle settimane.

Bonus Italia: le proposte dei partiti

Il Superbonus ed il bonus edilizio sono certamente quelli che più interessano agli italiani.

I bonus edilizi sono al centro di alcune critiche per il peso sulle casse dello Stato, tanto che nel corso dei mesi sono stati spesso rimodificati in Parlamento. Le posizioni dei partiti sono differenti. Se il M5S propone la stabilizzazione del superbonus 110%, il centrodestra vuole riordinare gli incentivi fiscali destinati all’efficientamento energetico degli immobili. Nel programma del centrosinistra, invece, non c’è un riferimento specifico a questo tema. Stessa scelta – cioè nessun riferimento – nel programma di Azione e Italia Viva.

Il M5S è dalla “parte della transizione ecologica e dell’ambiente, che vogliamo proteggere attraverso un nuovo Superbonus energia imprese, la stabilizzazione del Superbonus e degli altri bonus edilizi e quella del meccanismo della cessione dei crediti d’imposta, per garantire liquidità a cittadini e imprese”, hanno invece spiegato i pentastellati.

Pensioni: il programma elettorale delle forze politiche

L’anno prossimo la Legge Fornero permetterà di andare in pensione a 67 anni di età e 20 anni di contributi oppure dopo 42 anni e dieci mesi di contribuzione (un anno in meno per le donne). Il tema è delicato, visto che sui conti pubblici italiani pesa una delle più costose spese pensionistiche d’Europa insieme una deriva demografica che porterà al progressivo invecchiamento della popolazione.

Quasi tutti i programmi elettorali dei principali partiti concordano su un punto: più flessibilità per chi va in pensione, alleggerendo le regole della Legge Fornero. Lo sostiene il Centrodestra, anche se non ha inserito nel suo programma comune una proposta definita. La Lega spinge per la cosiddetta Quota 41, vale a dire la possibilità per chi ha pagato i contributi per almeno 41 anni di andare in pensione, a prescindere dell’età anagrafica. Il Pd prevede invece una maggiore flessibilità a partire dai 63 anni di età, da realizzare in coerenza con l’equilibrio dei conti previdenziali. Anche i Cinque Stelle vogliono evitare il ritorno alla legge Fornero attraverso meccanismi di uscita flessibile dal lavoro.

 

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