Un errore nelle notifiche delle Cartelle Esattoriali, così l’Agenzia delle Entrate si è messa nei guai

Sono state annullate tantissime cartelle esattoriali per una svista dell’Agenzia delle Entrate: il motivo della cancellazione

Sorprende la notizia del possibile annullamento di milioni di notifiche di pagamento delle cartelle esattoriali. Il motivo è dato dal fatto che la pec dell’Agenzia delle Entrate potrebbe non essere valida per il motivo che l’indirizzo di posta elettronica certificata dal quale il Fisco invia gli atti non sarebbe stato iscritti nei registri pubblici. Per legge invece e dovrebbe essere così.

Per questo motivo stanno arrivando tantissimi ricorsi alla Commissioni tributarie ma sulla norma non tutti concordano. Secondo questa legge gli atti possono essere trasmessi “esclusivamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante che compare negli elenchi pubblici. Si stabilisce inoltre che l’atto arrivato da una mail non ufficiale è da considerarsi inesistente.

Cartelle esattoriali, il motivo dell’annullamento

Gli unici registri considerati validi sono tre: Ipa, Reginde e Inipec. Si punta a tutelare infatti il destinatario da eventuali tentativi di pishing con il rischio di subire furti di dati o appropriazione di account di conti correnti. Quindi il contribuente ha diritto a verificare che la comunicazione arrivi da una mail autentificata. Fa da esempio un caso di un imprenditore di Assisi al quale erano pervenute 71 cartelle esattoriali fra il 2005 e il 2019 per un totale di un milione  e 400mila euro, con il tribunale di Perugia che ha annullato l’intero debito con lo Stato.

Ciò perché le cartelle non sono mai state notificate in maniera corretta. In risposta, la difesa degli enti di riscossione si basa sull’articolo 26 del decreto del presidente della Repubblica, dove si specifica che è l’indirizzo pec del destinatario a dover essere presente nei registri pubblici, mentre non viene precisata la condizione dell’indirizzo mail di chi notifica.

La Corte di Cassazione ha però dato torto all’Agenzia delle Entrate stabilendo che la notifica va eseguita solo con un indirizzo di posta certificata presente negli elenchi pubblici.