Greta addio, per salvare le nostre bollette Draghi dice sì al nucleare

Arrivano le scelte per nulla apprezzate dagli ambientalisti. Draghi dice sì al nucleare per salvare le nostre bollette

(Ansa/Giuseppe Lami/Roma)

Gli effetti del caro energia sono stati accentuati dalla difficile situazione in Ucraina, con l’invasione della Russia che ha prodotto risvolti negativi anche per il nostro Paese. L’aumento vertiginoso dei prezzi legati all’energia ha evidenziato la nostra situazione di dipendenza da altri Paesi.

I costi di gas, petrolio e benzina dipendono, infatti, dai Paesi esportatori. Dunque, per l’ennesima volta, è emerso il dibattito sulla nostra indipendenza energetica. Proprio per questo Draghi dice sì al nucleare per salvare le nostre bollette.

Energia: Draghi dice sì al nucleare entro il 2028

In tutta Europa è in atto una vera e propria crisi energetica che ha prodotto uno sbalzo dei prezzi e, quindi, del costo della vita. La guerra in Ucraina, e i timori di una chiusura dei “rubinetti” del gasdotto russo ha riportato in auge il discorso secondo cui l’Italia dovrebbe intraprendere la strada dell’indipendenza energetica.

Proprio per questo, Mario Draghi sembra essere intenzionato a dire sì al nucleare. Una forma di produzione di energia che ci consentirebbe di diminuire la quantità di import energetico e, dunque, l’indipendenza da parte degli altri Paesi.

Durante l’intervento alla Camera il Presidente del Consiglio ha infatti parlato del cosiddetto nucleare pulito di ultima generazione. Un intervento che aveva come oggetto proprio l’indipendenza di energia, come gas e petrolio, nei confronti della Russia.

(Pixabay)

L’Unione Europea, infatti, ha stabilito che entro il 2028 entrerà in funzione il primo prototipo di reattore nucleare a fusione. Secondo Draghi “L’impegno tecnico ed economico è concentrato sulla fusione a confinamento magnetico”.

Si tratta di un sistema al centro della strategia dell’Unione volta ad arrivare ad una indipendenza energetica. Un progetto europeo attuato con il consorzio EUROfusion, il quale gestisce più di 500 milioni di euro e che prevede l’entrata in funzione del prototipo entro il 2028.

Tuttavia, le parole di Draghi non sono state accolte da tutti con entusiasmo. Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, ha infatti catalogato come “fuffa” le parole di Draghi. Mentre lo scetticismo è stato evidente anche da parte di molte associazioni ambientaliste.