Guerra in Ucraina, a mancare in Italia ora è l’asfalto per le strade

Sembra non esserci fine ai disagi che la guerra in Ucraina porta con sè. Oltre a carburante e grano ora comincia a mancare anche l’asfalto per le strade e altri materiali per l’edilizia.

Nella lunga lista di beni che subiscono i rincari della guerra in corso in Ucraina si aggiungono anche i materiali per l’edilizia. Alla già grande quantità di disagi che il conflitto sta portando con sé, anche le imprese edili, sia pubbliche che private, cominciano a sentire l’odore della crisi e molti cantieri rischiano la chiusura per mancanza di materiali. I materiali da costruzione hanno subito dei rincari vertiginosi in seguito allo scoppio delle attività belliche e molte imprese si ritrovano a dover spendere anche il doppio di quando preventivato per portare avanti i lavori.

Il bitume, per fare un esempio, è passato dai 285 euro alla tonnellata dell’anno scorso a costare anche 600 o 700 euro per la stessa quantità. I disagi sono percepiti in particolar modo a Milano dove il Comune sta spendendo il doppio rispetto all’anno scorso per poter concludere i cantieri in fretta. Segnalazioni di ulteriori problemi arrivano da scuole, strade e altre opere di pubblica utilità. Il Comune di Milano continua affermando come il problema sia anche formale, visto che le imprese non hanno il permesso, a norma di legge, di ritoccare le cifre pattuite all’indomani della vittoria di un appalto pubblico. Anche se in una situazione di emergenza come questa si tratta di un’azione necessaria. Ci si aspetta un intervento stata le per adeguare i costi definiti dalle gare di appalto pubblico.

La situazione si aggrava ancora di più quando si aggiunge al costo del materiale anche il costo dell’energia. Le imprese edili stanno attraversando un periodo molto difficile e completare i lavori già avviati risulta troppo costoso e quelle che possono ancora lavorare fanno fatica a trovare materiali, visto che i produttori degli stessi stanno chiudendo. La situazione è fuori controllo e il problema non si applica soltanto ai cantieri già avviati, ma anche ai prossimi bandi di applati pubblici, che rischiano di rimanere deserti per l’impossibilità della imprese di sostenere i costi dei lavori.