Catasto arriva la lista di chi ha commesso abusi edilizi. Cosa succederà ora

In vista della prossima riforma del Catasto, lo Stato italiano comicina con una lista nera di abusi edilizi. L’ufficio del Catasto ha adesso catalogati tutti gli abusi edilizi realizzati sul territorio italiano nel corso degli anni.

Mentre la riforma del Catasto si fa sempre più vicina, nonostante l’ostinata opposizione del centrodestra, l’ufficio che si occupa degli immobili in Italia si dota di una nuova arma contro gli abusi edilizi. Si tratta di una lista, in particolare della Banca dati nazionale sull’abudivismo edilizio, o Bdnae. In questa banca dati verranno elencati tutti gli abusi edilizi presenti in Italia, con tanto di dettagli e responsabili. La banca dati avrà una duplice funzione: innanzi tutto tenere conto di tutti gli immobili non dichiarati al catasto e tutte le modifiche apportate abusivamente a immobili già esistenti; in secondo luogo, darà modo di programmare gli interventi di demolizione degli abusi edilizi che saranno poi effettuati dai vari comuni sul cui territorio i detti abusi si trovano. Gli interventi di demolizioni saranno programmati in una sezione dedicata aggiornata ogni 3 mesi.

Il fine della creazione della banca dati, approvata il 12 marzo 2022, è chiaro: censire e monitorare tutti i fabbricati abusivi e contrastare l’abusivismo edilizio. Con questo strumento il Catasto avrebbe sempre sotto controllo tutto il panorama degli abusi edilizi e potrebbe provvedere a risolvere varie situazioni in tempi più brevi che in passato. La funzione fondamentale di questa lista nera è infatti quella di avere ben chiaro il quadro della situazione prima di cominciare gli interventi veri e propri.

La banca dati sarà quindi utilizzata come un centro operativo per fornire tutte le informazioni necessarie ai Comuni per eseguire gli interventi di demolizione. Questo sarà essenziale per garantire interventi precisi e, soprattutto, capire quali edifici sono abusivi e quali non lo sono. La banca dati comincerà ad essere messa a punto nel giro di 3 mesi. Questi lavori metteranno insieme l’expertise di diversi Ministeri, come il Ministero del Lavoro, il Ministero delle Giustizia e il Ministero della Transizione Ecologica. Coinvolti anche l’Agenzia delle Entrate e le Regioni.