Tasse, Mario Draghi cambia tutto: cosa sta per accadere

Si prospetta un profondo cambiamento del sistema fiscale italiano. Ecco cos’ha deciso l’esecutivo guidato da Mario Draghi

Ansa/Governo.it

Sono mesi decisivi per quello che sarà il prossimo sistema fiscale italiano. Se da un lato gli accordi non sono stati ancora raggiunti, dall’altro si attendono grandi novità che potrebbero portare modifiche non irrilevanti per quanto riguarda le tasse nel nostro Paese.

Siamo quasi agli sgoccioli dunque. Il governo guidato da Mario Draghi potrebbe concludere a breve gli ultimi passi che permetteranno il raggiungimento degli accordi tra le diverse forze politiche. Tra un anno e mezzo, dunque, il sistema delle tasse in Italia potrebbe andare in contro ad un profondo cambiamento. Ecco le maggiori novità.

Tasse: ecco le possibili novità

Si attende con fiducia il raggiungimento degli accordi tra l’esecutivo guidato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e le forze politiche che lo sostengono. Dopo il raggiungimento degli obiettivi previsti, infatti, il parlamento potrà votare per un cambiamento deciso del sistema fiscale italiano.

Una delle maggiori novità è rappresentato da un ulteriore intervento previsto in modo da arrivare a tre aliquote per quanto riguarda gli scaglioni Irpef. Il governo, infatti, è deciso nel voler ridurre le aliquote medie effettive e marginali, rappresentate soprattutto da coloro che hanno redditi medio-bassi.

Si va invece verso una conferma della flat tax al 15% per quanto riguarda le partite Iva, per cui è previsto poi uno scivolo di 2 anni per coloro che escono dal regime agevolato forfettario. A prendere sempre più piede vi è la possibilità di un’aliquota al 20% per un massimo di 80mila euro.

(Ansa/Governo.it)

Per quanto riguarda, invece, il tanto discusso tema della riforma del catasto, potrebbero esserci importanti novità. L’Agenzia delle Entrate, insieme ai Comuni, avranno maggiori poteri per effettuare in maniera efficace la mappatura dei terreni e degli immobili di proprietà, entro il 2026. L’obiettivo è quello di individuare i cosiddetti “immobili fantasma”, insieme a quelli non accatastati, in modo da generare nuove entrate fiscali e combattere l’evasione.

Tra le ulteriori modifiche potrebbe finirci anche l’Irap. Si va infatti verso un’abolizione graduale dell’imposta regionale sulle attività produttive, la quale dovrebbe riguardare le società di persone, tra professionisti, gli studi associati e le società di capitali.