Pensioni minime di 1.311 euro: cosa può accadere con la riforma

Mentre si attende un definitivo accordo riguardo la riforma delle Pensioni, ecco quali sono le maggiori proposte in campo

Il tema della riforma delle pensioni sta di nuovo emergendo nel dibattito pubblico. Il governo guida da Mario Draghi sembra essersi impantanato su quella che sarà una delle decisioni più importanti da parte dell’esecutivo e da cui dipenderà il futuro di milioni di italiani.

(Ansa)

Entro il prossimo marzo, infatti, si dovrà giungere ad un accordo per definire i termini della riforma, e c’è chi inizia già a far ipotesi su quelli che saranno i maggiori elementi di interesse. Mentre si attende un definitivo accordo riguardo la riforma delle Pensioni, vi mostriamo quelle che sono le maggiori proposte in campo.

Riforma delle pensioni: ecco le proposte

Quello della riforma delle pensioni continua ad essere un tema particolarmente caldo. Ad oggi non è stato ancora raggiunto un vero e proprio accordo. Una delle proposte che sta tenendo banco in questi giorni è quella di adottare Quota 41, ecco di che cosa si tratta.

Per evitare il ritorno alla temuta legge Fornero si parla in questi giorni dell’adozione di Quota 41. Nel caso, infatti, non si dovesse raggiungere un vero accordo, scatterebbe in automatico il ritorno alla vecchia legge nel 2023. Dunque, pensione a 67 anni con 43 di contributi.

L’idea è quella di ricorrere ad un sistema pensionistico che permetta di andare in pensione tre anni prima, quindi a 64 anni, con 20 anni di contributi per coloro che fanno parte del sistema misto. Per quanto riguarda il contributivo, invece, l’uscita dal lavoro sarebbe prevista a 64 anni, con pensioni minime di 1.331 euro.

(ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI BT)

Tuttavia, non sono dello stesso avviso i sindacati, che al tavolo con il governo chiedono con forza l’uscita dal mondo del lavoro prevista a 62 anni, o in alternativa dopo aver maturato almeno 41 anni di contributi, a prescindere dall’età del lavoratore.

Si tratta di Quota 41. Potrebbero accedervi anche quei lavoratori che ricoprono mansioni particolarmente usurati o delle categorie protette. Secondo quanto riportato dal Corriere, il sistema “prevede il divieto di cumulo con attività di lavoro e la facoltà di utilizzare la contribuzione mista per raggiungere il requisito contributivo di 38 anni, tranne la contribuzione presente nelle Casse professionali”.