Pensioni, l’INPS rivela quale riforma chiederà al Governo

Pasquale Tridico, presidente dell’INPS, ha suggerito un metodo misto per agevolare l’età pensionabile e ridurre i costi sulle pensioni.

Il problema dell’età pensionabile e delle pensioni resta un ostacolo non di poco conto per l’Italia. Si era ipotizzata una nuova riforma entro la fine dell’anno ma non ci sono i soldi. L’Unione Europea ha vietato all’Italia di fare ulteriori debiti per non andare in default. Una proposta innovativa l’ha lanciata Tridico, presidente dell’INPS. L’Italia è tra i paesi con la media età più alta nel mondo del lavoro. Il nostro Paese necessita di un corposo turnover specialmente nel settore pubblico dove c’è carenza di giovani.

Riforma pensioni: cosa è la proposta Tridico?

Il presidente dell’istituto nazionale di previdenza sociale ha proposto di andare in pensione a 62 anni con il sistema contributivo. In poche parole si riceverà un assegno calcolato con il sistema contributivo. Al montante contributivo dovrà essere applicato il coefficiente di trasformazione, che varia in funzione dell’età del lavoratore, al momento della pensione. 

Quando il contribuente avrà 67 anni gli verrà riconosciuta la pensione di anzianità calcolata con il sistema retributivo, tenendo conto di tre elementi: l’anzianità contributiva, poi la retribuzione/reddito pensionabile e l’aliquota di rendimento.

Differenza tra metodo retributivo e contributivo

Con il metodo retributivo il calcolo dell’assegno pensionistico avviene sulla base delle ultime retribuzioni. Nel metodo contributivo diventano fondamentali i contributi effettivamente versati nell’arco della vita lavorativa di un soggetto.

In quest’ultimo caso i contributi accantonati vengono convertiti in rendita attraverso coefficienti di trasformazione calcolati in ragione dell’età di pensionamento e della conseguente attesa di vita.

La pensione calcolata con il metodo retributivo è sicuramente più vantaggiosa rispetto a quella calcolata con il contributivo perchè tiene conto dell’importo della retribuzione del lavoratore nella parte finale della sua vita lavorativa. Questo significa che l’assegno di pensione sarà di poco inferiore a quanto percepito nelle ultime buste paga.

Nel sistema contributivo non è così. La pensione è calcolata in base ai contributi versati.

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