Tasse al 15% per le partite Iva. Perchè ci stanno illudendo

La flat tax rischia di diventare un boomerang per le partite IVA con regime forfettario.

Il numero delle partite IVA in Italia è in diminuzione. Rispetto agli scorsi anni, probabilmente anche per effetto della pandemia ma anche degli ultimi eventi economici, il dato è negativo. Se a febbraio 2020 lo stock complessivo ammontava a 5.194.000, lo scorso mese di dicembre (ultimo dato disponibile) è sceso a 4.873.000 unità. Parliamo del 6,2% in meno per un totale di 321mila lavoratori mancanti. Quando si apre una partita IVA bisogna tenere conto della famosa flat tax per coloro che adottano un regime forfettario.

Partita Iva: cosa è la flat tax?

La flat tax è una tassazione agevolata che prevede l’applicazione di un’aliquota al 5% o al 15% fino ai 65.000 euro di ricavi. Chi apre una nuova partita IVA pagherà il 5% per i primi 5 anni. Successivamente il 15% su una percentuale del fatturato chiamata coefficiente di redditività.

Il coefficiente di redditività rappresenta la percentuale da considerare, sul fatturato totale, per calcolare il reddito imponibile. Ogni codice ATECO, ha un coefficiente di redditività differente. I più comuni sono: professionisti non iscritti in camera di commercio 78%, agenti di commercio 67%, artigiani 67% e commercianti 40%. Per esempio, per coloro che svolgono attività professionali è del 78%, ciò significa che se si sono generati 20.000 euro di incassi durante l’anno di attività, al fine della tassazione il reddito imponibile sarà 15.600 (20.000 x 78%).

Non tutti possono aderire alla tassazione agevolata del regime forfettario. Sono infatti esclusi:

  • titolari di quote in società di persone in qualsiasi percentuale
  • titolari di quote srl e associazioni che permettono il controllo
  • chi ha avuto una partita iva negli ultimi 2 anni per la stessa tipologia di attività

Flat tax 2022: le novità

Il nostro sistema tributario è progressivo: si pagano più tasse se il reddito è alto. Per quanto riguarda il regime forfettario si stanno studiando delle novità.  Nel nuovo testo del disegno di Legge fiscale, ancora in fase di definizione, è previsto l’innalzamento della soglia del regime dei forfettari da 65.000 euro a 85.000 euro, prevedendo una exit tax su due anni per chi non rispetta i requisiti, posizionandosi tra i 65.000 euro ed i 85.000 euro.

In questo modo la progressività sarebbe un paradosso incredibile. Chi produce di più si ritroverà a pagare una tassazione nettamente minore. Verrebbe meno uno dei principi cardine del sistema tributario italiano.