Pensioni, qualcuno riuscirà a lasciare il lavoro in anticipo

Ecco chi avrà la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo (e quindi di andare in pensione) a partire dal 1° gennaio 2023

Con la caduta del governo Draghi l’ipotesi di una riforma delle pensioni entro questa legislatura è tramontata definitivamente. Sarà infatti compito del prossimo governo fare in modo di evitare il ritorno alla Legge Fornero e spostare l’età pensionabile.

(Pxhere)

Dopo lo stop a Quota 102, infatti, all’orizzonte si intravede in maniera sempre più nitida la tanto temuta Legge Fornero. Per i sindacati si dovrebbe tornare a Quota 41, con l’uscita dal mondo del lavoro a 62 o 63 anni. Tuttavia, prende sempre più piede il piano di Tridico. Ecco, intanto chi avrà la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo a partire dal 1° gennaio 2023.

Ecco chi avrà la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo (e andare in pensione)

Con il ritorno della Legge Fornero, la pensione di vecchiaia si potrà ottenere a 67 anni, con almeno 20 anni di contributi. È proprio questo lo spauracchio di cittadini e sindacati che vorrebbe evitare il ritorno alla tanto criticata riforma. La richiesta è quella di un ritorno a Quota 41 per tutti i lavoratori (pensione con 41 anni di contributi a qualsiasi età); tuttavia, si tratta di una soluzione poco praticabile per via delle ingenti risorse economiche richieste.

Tra le varie ipotesi, prende sempre più piedi quella di Pasquale Tridico, presidente dell’Inps. La proposta è quella di dare ai lavoratori la possibilità di andare in pensione a partire da 63 o 64 anni, prendendo solo il rateo della pensione con il contributivo, fino al compimento dell’età per ottenere la pensione di vecchiaia (67 anni). Da quel momento in poi, quindi, il pensionato riceverebbe anche il rateo calcolato con il retributivo.

FRANCO SILVI – ANSA

Secondo gli esperti, la soluzione proposta da Tridico sembrerebbe più sostenibile economicamente rispetto a Quota 41. Il costo sarebbe di circa 400milioni di euro durante il primo anno e permetterebbe comunque d’andare in pensione a 63 o 64 anni, permettendo di recuperare il rateo retributivo con la pensione di vecchiaia.

Inoltre, è stato proposto di togliere un anno per ogni figlio di madri lavoratrici o, in alternativa, un aumento del coefficiente di trasformazione. Dunque, la patata bollente passerà inevitabilmente a chi formerà il prossimo governo, mentre continua comunque ad aleggiare la possibilità di un ritorno alla tanto temuta riforma Fornero.