Draghi decide di rivalutare alcuni stipendi fino a 35 mila euro. Cosa succede a tutti gli altri

Il nuovo decreto aiuti bis intende proporre alcune idee alternative ai bonus per aiutare gli italiani. Mario Draghi presenta ai sindacati le idee di rivalutazione delle pensioni e degli stipendi aumentati.

Meno soldi dai bonus, ma più soldi in busta paga. Questo sembra essere il motto che accompagna il nuovo decreto aiuti bis firmato dal Governo Draghi come probabile canto del cigno dell’amministrazione. Con il bonus da 200 euro troppo costoso da riproporre, Governo e sindacati si stanno accordando sul permettere ai lavoratori di ottenere più soldi in busta paga tramite il taglio dei contributi.

Il decreto aiuti bis è in programma per la prossima settimana e prevede uno stanziamento di fondi di 14 miliardi di euro. Questi serviranno per tutte quelle misure di assistenza alle famiglie e alle imprese, devastate dalle spese che devono sostenere in questo periodo di inflazione alta. Il decreto aiuti bis sarà un po’ il canto del cigno del Governo Draghi, in quanto ultimo grosso intervento prima delle elezioni di settembre.

I punti fondamentali della grossa manovra sono due: la rivalutazione al 2% delle pensioni e il taglio al cuneo contributivo per poter aumentare gli stipendi dei lavoratori. Sulle pensioni si sta ancora discutendo sull’effettivo tasso di rivalutazione delle stesse. Secondo le analisi questo dovrebbe raggiungere il 2%, ma la cosa è ancora da decidere. Il punto fondamentale è che il valore delle pensioni deve essere rivalutato in base all’aumento dell’inflazione, così che non perda potere d’acquisto. Stesso fine è anche alla base della decontributizzaizone degli stipendi. Secondo quanto si discute tra Governo e sindacati, il piano sarebbe di tagliare una parte dei contributi versati automaticamente dalla busta paga in modo da aumentare in maniera netta il reddito dei lavoratori.

Questo andrebbe soltanto a quei lavoratori che hanno un reddito non superiore a 35.000 euro, quindi di fatto sarebbe una sostituzione meno dispendiosa (almeno nelle previsioni) del bonus da 200 euro una tantum. Secondo indiscrezioni, il taglio riguarderebbe l’1% dei contributi versati ogni mese e sarebbe valido fino alla fine del 2022. L’esorbitante ammontare dei fondi, che conta 14,3 miliardi di euro stanziati, è stato realizzato grazie all’andamento generoso del gettito fiscale. In sostanza sono stati utilizzati i soldi che sono entrati allo Stato tramite l’extra gettito delle aziende energetiche italiane, occorso a causa dell’aumento del prezzo dell’energia.