Pensioni, da ottobre gli aumenti

Dal mese di ottobre sono in programma gli aumenti per le pensioni: quanto salgono gli importi e per chi

Anche nel prossimo mese, ovvero quello di settembre, proseguirà lo scaglionamento del pagamento delle pensioni per tutti coloro che ritirano l’assegno direttamente agli uffici delle Poste. Come al solito, per chi invece riceve l’accredito sul proprio conto corrente o postale, l’INPS effettuerà il versamento nel primo giorno bancabile del mese, quindi giovedì 1 settembre.

Per chi deve ritirare l’assegno in Poste il calendario stabilisce che giovedì 1 toccherà ai cognomi dalla A alla B, mentre venerdì 2 a quelli dalla C alla D. Sabato 3 settembre (solo la mattina) sarà la volta dei cognomi dalla E alla K, e lunedì 5 di quelli dalla L alla O. Martedì 6 tocca a quelli dalla P alla E e mercoledì 7 a quelli dalla S alla Z.

Pensioni, di quanto crescono gli assegni

Ma cerchiamo di capire quando arriveranno i tanti attesi aumenti sugli assegni pensionistici. Ricordiamo che i vari partiti stanno cercando delle soluzioni, in vista delle elezioni del 25 settembre, per superare la tanto contestata legge Fornero. Le novità in merito agli aumenti delle pensioni riguardano la rivalutazione in base al tasso d’inflazione. Il governo Draghi ha fissato una rivalutazione al 2,2%.

Ci sono due misure che porteranno all’aumento delle assegno. La prima relativa al conguaglio per il calcolo della perequazione delle pensioni, per l’anno 2021, pari allo 0,2%, che viene anticipato al 1° ottobre 2022. La seconda riguarda le more dell’applicazione della percentuale di variazione, con riferimento ai mesi di ottobre, novembre e dicembre. Viene riconosciuto in via transitoria un aumento del 2%.

Ecco quindi che l’incremento complessivo del 2,2% arriverà a partire dal mese di ottobre 2022 e riguarda anche la tredicesima pagata a dicembre. Precisiamo poi che l’aumento degli importi delle pensioni non sarà uguale per tutti ma dipenderà dalle fasce di reddito. Il decreto Aiuti prevede gli aumenti per quei redditi inferiori ai 35mila euro: superata quella cifra la rivalutazione non si applica nemmeno con la riduzione al 75%.