Energia, c’è un’altra pessima notizia

Continuano le difficoltà per tutta l’Unione Europea sul fronte (caldissimo) dell’Energia. Ancora una volta, c’è una pessima notizia

Il fronte dell’energia continua ad essere molto caldo e per l’Europa e L’Unione arriva un’altra pessima notizia. A salvarci non saranno nuovamente gli Stati Uniti. Mentre continua la guerra a distanza sull’energia con la Russia, infatti, in Europa si cerca di trovare il modo per affrontare la crisi dell’aumento dei costi, ma ci sono difficoltà.

L’Europa appare da sola contro il gigante russo (che dalla sua ha l’arma del gas) e dall’altro lato dell’Oceano non arrivano buone notizie. Secondo il Financial Times, infatti, “L’industria statunitense dello shale – riporta il quotidiano – ha avvertito che non può salvare l’Europa con l’aumento delle forniture di petrolio e gas questo inverno”.

Gli Usa non salveranno l’Europa sull’energia

Nonostante l’annuncio di Joe Biden, dello scorso marzo, secondo cui in Europa sarebbe arrivato un aiuto dagli States di circa 50 miliardi di metri cubi di gas liquefatto, gli Stati Uniti non sembrano la soluzione della crisi dell’energia in Europa. L’intenzione da parte degli Usa è quella di chiedere al Giappone di rinunciare ad una fetta di Gnl proprio (in arrivo dal Qatar), in modo da reindirizzarlo in Ue.

Tuttavia, nonostante questo sforzo, l’intervento non sembra poter essere minimamente sufficiente per sopperire alle necessità energetiche del vecchio continente. Solo in Italia, infatti, il consumo di gas ammonta a circa 76 miliardi di metri cubi all’anno. D’altronde, le forniture da parte degli Usa non sono illimitate, e a ribadirlo è lo stesso Wil VanLoh, capo del gruppo Quantum Energy Partners: “Non ci sono salvataggi in arrivo – ha detto – non dal petrolio, non dal gas”.

(Non sarà il petrolio o il gas degli Usa a salvare nuovamente l’Europa)

In effetti, non sembra passarsela benissimo nemmeno la prima potenza economica globale. Secondo alcuni analisti, durante il prossimo inverno il prezzo del petrolio potrebbe andare oltre i 120 dollari al barile, al netto degli 87 di oggi.

Ad aumentare le difficoltà vi è l’aumento del prezzo del scisto. Si tratta di una roccia importantissima per quanto riguarda la produzione di greggio. Nonostante gli Stati Uniti, grazie all’aumento della sua produzione, siano diventati il maggior produttore di petrolio, questa ha registrato un forte calo a seguito del crollo dei prezzi durante la pandemia.