Perché gli Stati Uniti non ci stanno aiutando nella crisi energetica che loro stessi hanno voluto

L’Europa non potrò contare sugli americani per questa crisi energetica: la situazione degli USA e gli scenari

Quel che è ormai certo è che a salvare l’Europa dal caro bollette non sarà l’America. Lo ha affermato il Financial Times, secondo cui le esportazioni di petrolio e gas dagli USA verso il nostro continente sarebbero già ai massimi. Per quest’anno la produzione di shale salirà di 500.000 barili al giorno e intanto l’Unione Europea metterà al bando il greggio russo, rischiando di far alzare il prezzo fino a 150 dollari al barile.

Crisi energetica

La sensazione è quindi che la discesa dei prezzi alla pompa sia solo una boccata d’aria prima di tornare a situazione nuovamente insostenibili. A Washington in teoria dovrebbero aver interesse ad aiutare l’Europa, perché se il caro bollette tornerà a farsi sentire è possibile che i governi subiscano pressioni per allentare le sanzioni contro la Russia. Il problema sono i limiti di mercato per le estrazioni.

Crisi energetica, la posizione degli USA

La regolamentazione ambientale è sempre più stringente e le trivellazioni sotto l’amministrazione Biden sono diminuite, senza contare che le compagnie non sono convinte di investire grossi capitali per aumentare l’offerta. Il timore è che i prezzi nel medio lungo periodo ripieghino con la corsa mondiale al taglio delle emissioni di CO2.

Gli Stati Uniti combattono poi con un passivo di 220 miliardi di dollari con la sola Unione Europea, perché c’è troppa importazione e poca esportazione nel Vecchio Continente. In questo senso la crisi energetica sta aiutando a riequilibrare la situazione. Nei primi sette mesi di questo anno il deficit infatti è sceso in maniera importante. Negli Usa va detto che la crisi energetica non si sta manifestando così nettamente.

Il greggio è aumentato anche lì, ma il 60% della domanda è soddisfatto dalle estrazioni locali. Gran parte degli esborsi di imprese e famiglie resta quindi in patria e alimenta il PIL  e l’occupazione