Cosa succede con la mia pensione se decido di trasferirmi all’estero

Vi siete mai chiesti cosa accadrebbe alla vostra pensione se decideste di fare i bagagli e trasferirvi all’estero? Scopriamolo insieme.

Sono sempre di più le persone tentate di prendere il primo volo e trasferirsi a vivere all’estero. Ma cosa accade alla pensione di chi si stabilisce fuori dell’Italia? In questo articolo ve lo sveliamo.

Pensione all'estero
Sempre più italiani si trasferiscono all’estero/ Missionerisparmio.it

Vivere in Italia, nell’ultimo periodo, non è così semplice. Specialmente per chi ogni mese deve fare i conti con uno stipendio medio-basso. È vero che il Governo Meloni sta mettendo in campo vari bonus e agevolazioni per sostenere le fasce reddituali più deboli ma, talvolta, non si riesce comunque ad arrivare a fine mese.

Le tasse nel nostro Paese non sono “morbide” e, per questa ragione, sempre più lavoratori pensano di dire addio per sempre all’Italia e andare a godersi i frutti di una vita di lavoro all’estero. Ma conviene davvero stabilirsi all’estero? Gli aspetti da considerare sono sicuramente tanti e ogni situazione è a sé stante. Soprattutto bisogna valutare bene se e quanto si risparmierebbe effettivamente e che fine fanno i contributi previdenziali versati in Italia.

Pensione: ecco cosa succede se ti trasferisci all’estero

Trasferirsi in un paradiso terrestre sul mare e con il sole tutto l’anno: questo è il sogno di tutti. Ma cosa accade effettivamente alla nostra pensione una volta abbandonato il bel paese? Possiamo davvero godercela una volta raggiunta l’età o rischiamo di perderne una parte?

Pensione, cosa succede se ti trasferisci all'estero
Ecco cosa accade alla pensione di chi si trasferisce all’estero/ Missionerisparmio.it

Ipotizziamo che un italiano, dopo aver lavorato per svariati anni, decida di accettare una proposta di lavoro all’estero.
Il suo nuovo contratto contribuirà alla sua pensione ma cosa accadrà ai suoi contributi in Italia? Si rischia di perdere qualcosa o di dover andare in pensione più tardi? Se ci si trasferisce in Paese europeo, non c’è alcun problema: per la libera circolazione dei lavoratori, l’Ue garantisce le prestazioni previdenziali a tutti i residenti dei Paesi membri. In pratica i contributi versati all’estero andranno a sommarsi a quelli versati in Italia.

Esiste però un vincolo di cui tener conto:  il Paese chiamato a effettuare il calcolo finale, dunque il cumulo, richiederà un minimo di contributi versati all’interno dei suoi confini. Quindi nel nuovo Paese in cui ci si stabilisce, sarà necessario versare un certo numero di anni di contributi per poter ottenere la somma necessaria per godere della propria pensione.

E che cosa accade se, invece, ci si trasferisce al di fuori dell’Unione europea? Le norme cambiano a seconda del Paese. Tuttavia, in linea generale, si garantisce la portabilità dei diritti dei cittadini. Accordi bilaterali di questo tipo permettono una totalizzazione dei contributi versati su scala internazionale. In Italia per poter andare in pensione sono necessari almeno 20 anni di contributi ma non necessariamente maturati tutti entro i confini nazionali. In linea di massima funziona così ovunque ma è sempre opportuno informarsi sulle legislazioni in termini previdenziali dei singoli Paesi nei quali si è deciso di lavorare. Ogni Stato farà valere le proprie norme. In definitiva non perderete la vostra pensione ma verserete  10 anni di contributi in Italia, 5 in Spagna e 5 negli Stati Uniti, ad esempio, verranno applicati ben tre criteri differenti che potranno essere molto diversi tra loro.

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