Sblocco licenziamenti, da luglio le grandi aziende potranno tornare a licenziare

Niente proroga del blocco dei licenziamenti. Le industrie potranno tornare a licenziare dal 1° luglio 2021.

Le industrie potranno tornare a licenziare dal 1° luglio 2021. Alla fine di luglio termina infatti la Cassa integrazione Covid, che prevede un contributo proporzionato da parte dell’azienda. Il blocco dei licenziamenti resta però fissato al 30 giugno: la proroga al 28 agosto per le aziende che avessero chiesto la cig Covid, dall’entrata in vigore del decreto Sostegni bis entro la fine del prossimo mese, è saltata. Resta invece confermata invece la possibilità per le imprese di utilizzare la cassa integrazione ordinaria, dal primo luglio, senza dover pagare le addizionali fino alla fine del 2021 con l’impegno a non licenziare per tutto il periodo in cui ne usufruiscono.

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Per permettere di ridurre al minimo l’uso dei licenziamenti e l’impatto che ne deriva, c’è la possibilità infatti di usufruire della cassa integrazione ordinaria, esonerando le imprese dalla quota di pagamento della cassa. Dal governo, intanto, arriva un insieme complessivo di misure per sostenere le imprese e i lavoratori nella fase della ripartenza. Il pacchetto lavoro permette una serie di opzioni a disposizione delle aziende, alternative ai licenziamenti.

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Oltre agli industriali, già contrari all’estensione del divieto di licenziare e sostenitori di una riforma degli ammortizzatori sociali , anche i sindacati hanno contestato la proroga del blocco dei licenziamenti, chiedendo che si arrivi almeno fino a fine ottobre. I dati, infatti, non fanno ben sperare. Alcune fonti del governo e Bankitalia indicano che ad essere a rischio sono quasi 577 mila posti di lavoro. Secondo il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, “la soluzione adottata è assolutamente debole e non riuscirà ad arginare lo tsunami sociale e occupazionale”. Ecco perché, “bisogna trovare soluzioni per allungare il blocco e rimettere in moto gli investimenti. Il governo pensi a sbloccare gli investimenti e non i licenziamenti”.

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