Guido Barilla accusa i “giovani fannulloni”. Ma è davvero così?

Guido Barilla, in un’intervista a La Stampa, ha invitato i giovani a rinunciare ai sussidi a cui hanno diritto, per mettersi in gioco accettando lavori anche poco remunerati. 

Si cercano lavoratori, ma questi mancano perché preferiscono il Reddito di cittadinanza. Ultimamente, le pagine di giornali si riempiono di notizie del genere. Da una parte, ci sono i gestori di stabilimenti balneari e locali che lamentano la mancanza di personale in quanto – secondo l’accusa – i giovani preferiscono starsene a casa e percepire il sussidio. Dall’altra, ci sono i lavoratori e i giovani che lamentano sfruttamento, condizioni precarie, turni da sfinimento e assenza di tutele. Uno stereotipo che si ripropone di continuo. Una narrazione tutta italiana che vede due mondi farsi “guerra”.

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Da una parte, nel topos, ci sono imprenditori dinamici e volenterosi; dall’altra, giovani fannulloni che hanno voglia di perder tempo. Una narrazione che sa di statico, ormai diventata poco appetitosa e che fa storcere il naso. Una narrazione che, però, è piaciuta a Guido Barilla, che in un’intervista a La Stampa ha invitato i giovani a rinunciare ai sussidi a cui hanno diritto, per mettersi in gioco accettando lavori anche poco remunerati. Una tesi ribadita anche dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e dal leader della Lega Matteo Salvini, che in un’intervista di pochi giorni fa ha ribadito la tesi secondo cui non esistono imprenditori sfruttatori e che, anzi, “600 euro di stipendio non sono pochi”.

I dati

Ma, se guardiamo ai dati, la realtà appare ben diversa. Secondo il Sole 24 Ore, su 700.000 nuclei familiari beneficiari del reddito gli under 25 sono solo 26.000, mentre ben 516.000 hanno un’età compresa tra i 45 e i 67 anni. Non si tratta, quindi, soltanto di giovani. Inoltre, secondo i dati, 458.000 sono donne, la categoria più colpita dai licenziamenti durante la pandemia, a conferma che il reddito di cittadinanza ha attutito i colpi dando qualche lieve sospiro ai lavoratori. Bisognerebbe, piuttosto, fare luce sulle condizioni dei lavoratori e sulla situazione del lavoro in Italia in generale, segnato da turni infiniti, pagamenti in nero, e mancate tutele.

Se è vero, da una parte, che il Reddito è rimasta una misura a se stante, privo di una riforma più generale del mondo del lavoro, è anche vero che molti beneficiari hanno trovato lavoro in maniera autonoma, senza supporto. La lotta ai sussidi da parte delle associazioni degli imprenditori, dunque, diventa priva di concretezza. Si dovrebbe, piuttosto, fare la lotta al cattivo lavoro e allo sfruttamento.

E Barilla? 

Quanto a Barilla, Il Fatto Quotidiano riporta i bilanci dell’azienda secondo cui gli amministratori e i sindaci del gruppo avrebbero incassato solo nel 2020 5,25 milioni di euro di remunerazione. E a tenere le fila dell’azienda sono loro, i Barilla, quasi tutti collegati tra di loro. “Gli oltre 8.500 dipendenti costano ogni anno all’azienda di Parma poco più di 550 milioni. Ogni dipendente contribuisce a creare fatturato dell’azienda per 459mila euro l’anno a fronte di un costo per l’azienda di soli 64mila euro. Il costo del lavoro globale pesa infatti sui ricavi del gruppo, che a fine 2020 sono saliti a sfiorare i 3,9 miliardi di euro, appena per il 14%. Certo poi Barilla paga le materie prime, i costi di produzione, le spese di marketing e tutti gli altri costi operativi compreso gli stipendi”, scrive il Fatto.

La retorica, insomma, viene proprio da chi non può far la predica!