Pensioni, su quanti soldi potrai davvero contare nel 2022

Nel 2022 cambiano gli assegni pensionistici di milioni di pensionati. Ecco di quanto aumentano e perché

Arriva il primo assegno dell’Inps del 2022 che cambia le sorti di oltre venti milioni di pensionati. Il bonifico erogato vede un aumento che varia a seconda dei casi: chi arriva a 1.500 euro lordi potrà contare su 25 euro aggiuntivi, mentre le pensioni da 2.000 euro vedranno un incremento di 34 euro. Aumento di 50 euro per chi ha una rendita di oltre 3.000 euro al mese. L’incremento sarà al massimo dell’1,7 per cento lordo per i redditi più bassi, con i prezzi che aumentano del 3,7 per cento annuo. Più soldi, insomma, ma meno cose da acquistare. L’aumento si spiega con il fatto che gli assegni pensionistici degli italiani saranno rivalutati con adeguamento al costo della vita. La perequazione – cioè la rivalutazione automatica dell’assegno pensionistico, che si adegua all’inflazione – sulle pensioni sarà al 100% per tutti gli assegni fino a 4 volte il minimo. Per quelle superiori, aumenti a scalare.

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Si avrà così una rivalutazione piena al 100% per le pensioni fino a 4 volte il minimo, al 90% sulla quota di pensione tra quattro e cinque volte il minimo e del 75% sulle pensioni oltre cinque volte la quota minima. Invece, per la fascia con indice di perequazione al 90%, la rivalutazione effettiva sarà dell’1,5% circa, mentre per chi ha una pensione superiore ai 2577,90 euro il coefficiente scenderà all’1,275%. La perdita di potere d’acquisto, però, potrebbe essere compensata dal taglio delle tasse deciso con la manovra, come il taglio dell’Irpef, di cui beneficeranno i dipendenti, i lavoratori autonomi e anche i pensionati. Questi potrebbero arrivare a beneficiare di 697 euro l’anno per le pensioni superiori al 48mila euro.

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Si calcola che con una pensione da 1.500 euro al mese ci saranno oltre 100 euro l’anno in più nel portafoglio. Le opzioni per andare in pensione restano Quota 102, Opzione donna e l’Ape sociale, prorogata per un altro anno. La platea di beneficiari è stata estesa a più lavoratori gravosi. Le categorie che hanno diritto all’Ape passano così da 15 a 23, accogliendo nuove figure professionali. L’indennità è corrisposta fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia. L’indennità decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di accesso al beneficio ed è corrisposta ogni mese per 12 mensilità nell’anno. Anche se si stimano 21.500 richieste, si parla di soli 1.500 lavoratori in più.