Ucraina, il Governo italiano ha deciso: sì ai razionamenti

Sulle conseguenze economiche della guerra in Ucraina si è esposto ieri il premier Draghi. Il suo discorso invita a non allarmarsi, ma che occorre essere pronti a cambiare rapidamente direzione e prepararsi al peggio.

L’intervento di ieri di Mario Draghi in merito alla situazione economica che si è venuta a creare dopo lo scoppio della guerra in Ucraina fa trasparire la volontà del Governo di attendere lo sviluppo della situazione. Draghi ha dichiarato che gli aiuti previsti alla popolazione davanti alla minaccia dei rincari di carburante e bollette dell’energia sono sufficienti, ma presto sarà necessario prepararci a razionalizzare. La situazione in Ucraina resta molto incerta, così come incerte rimangono le intenzioni del Governo su come agire. La salvaguardia dell’economia interna e delle casse dello Stato sono ovviamente una priorità.

Draghi ha fatto un discorso su come non sia ancora il momento di allarmarsi, che non siamo ancora in economia di guerra e gli aiuti alla popolazione stanno già arrivando. I primi di questi nuovi aiuti comincieranno ad essere stanziati proprio oggi. Il fatto, però, è che non è ancora certo come si svilupperà la situazione con il conflitto, e dal Cremlino non arrivano notizie che si possa arrivare a una pace in tempi brevi. Per via di questa incertezza sul futuro del conflitto, la cautela è la prima delle consigliere e prima di intensificare o ritirare aiuti e/o le razionalizzazioni, occorre avere un quadro più chiaro di cosa ci riserva il futuro.

Il Governo sembra tenere una linea di “pronti a tutto”, ma dall’esterno questo suona un po’ come navigare a vista e aspettare le mosse altrui per poi adattarci. La linea di Draghi è quella dell’attesa, mentre continuano i problemi per gli italiani in fatto di carburante ed energia. Le misure messe in gioco dal Governo per aiutare i contribuenti possono aiutare fino a un certo punto. Di sicuro la riduzione di 15 centesimi al litro del pezzo del carburante per il taglio delle accise non sembra una misura sufficiente.