Recessione, gli industriali sono rassegnati: il futuro dell’Italia è crisi profonda

La guerra in Ucraina continua a fare grossi danni all’economia europea, in particolare in Italia. La coincidenza della crisi energetica e dell’inflazione in rialzo rischia di portare il paese alla recessione.

Lo spettro della recessione incombe sull’Italia in questo periodo. La guerra in Ucraina sta portando all’economia europea una serie di problemi legati alla dipendenza di molti paesi dell’UE dalla Russia per quanto riguarda i rifornimenti energetici. La crisi energetica sta avendo una serie di ricadute sulla vita di tutti i giorni degli europei, in particolare in quei paesi in cui la dipendenza dai rifornimenti russi è particolarmente importante. La Germania e l’Italia sono in testa alla lista, avendo avuto in passato delle politiche energetiche poco differenziate e quindi dipendendo quasi al 100% dalle esportazioni russe, ora si trovano in difficoltà.

Per quanto riguarda l’Italia, l’allarme è lanciato dal Centro Studi di Confindustria, che non esclude il rischio di recessione nel prossimo periodo. La situazione italiana è quella di un triplice shock derivato da una sola causa. L’invasione russa in Ucraina e le sue dirette conseguenze hanno portato a tre problemi di rincaro che si riperquotono sull’economia in generale: il rincaro dell’energia, l’inflazione in aumento e il rincaro delle materie prime, non solo energetiche. Secondo il Centro Studi di Confindustria la situazione sta continuando a peggiorare, la ripresa economica post covid, caldeggiada dal Governo con tutti gli aiuti del caso, è stata quasi completamente annullata e i buoni propositi del periodo immediatamente successivo alla pandemia sono stati eclissati. Le industrie italiane stanno risentendo della crescita dei prezzi energetici, mentre le famiglie risentono dell’inflazione in aumento che fa salire moltissimo i prezzi dei prodotti di prima necessità.

Tutti questi fattori vanno ad incidere sulla crescita del PIL, fondamentale per la ripresa post-pandemia. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, i dati per l’Italia portavano a una crescita stimata del 3,8%, con la speranza di poter arrivare fino a un 4% nell’idea del Governo. Attualmente, però, il livello di crescita è solo del 2,3% e con nessun segno di miglioramento, al massimo, come detto, si potrebbe peggiorare. Il rischio della recessione è dietro l’angolo e se la guerra in Ucraina continuerà i rischi si faranno sempre più concreti.