Un mese di stop e si riparte, così il Reddito di Cittadinanza dura tutta la vita

E’ possibile beneficiare del Reddito di Cittadinanza per tutta la vita. Ecco cosa sapere al riguardo.

Il Reddito di Cittadinanza è una misura volta a dare un supporto economico a tutte le persone che sono in possesso della cittadinanza italiana e che risiedono in Italia, per l’appunto. Si tratta, nel dettaglio, di un reddito minimo garantito che si pone l’obiettivo di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro non a caso si fonda su un patto di lavoro e formazione volto all’inclusione sociale.

Al momento della sua introduzione, quello che al tempo era il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, fece sapere che i beneficiari avrebbero usufruito per un tempo di 18 mesi della misura per poi essere inseriti nel mondo del lavoro. Nel caso in cui la ricerca del lavoro non avrebbe sortito effetti positivi, era prevista una proroga di ulteriori 18 mesi del reddito. Come tutti sappiamo, nella realtà non è andata così dal momento che la gran parte delle famiglie ha continuato a beneficiarne. A tal proposito, infatti, sono in arrivo nuove domande per richiedere la proroga del sussidio una seconda volta. Va detto, peraltro, che al momento non è previsto alcun limite di natura temporale. In poche parole, la normativa in vigore non ha previsto alcun freno al riguardo dal momento che per beneficiarne è sufficiente essere in possesso dei requisiti economici.

Il primo stop al reddito in questione comunque era avvenuto nel mese di ottobre del 2020 mentre il secondo è fissato a maggio 2022. Di conseguenza, è fortemente probabile che cominceranno a fioccare le richieste per chiedere una proroga. Ad ogni modo, l’Inps ha spiegato che l’aumento costante del numero di coloro che hanno diritto al Reddito di Cittadinanza non sorprendente. Questo perchè al contempo sta aumentato a dismisura il numero di coloro che decidono di abbandonare gli studi tra questi infatti la metà è in possesso della sola licenza media mentre il restante ha la licenza elementare o non presenta alcun titolo. In tale contesto, l’inserimento nel lavoro di queste persone risulta essere particolarmente difficile non a caso su 100 di essi soltanto una sessantina sono occupabili, almeno nella teoria.