7 giugno, perchè è una data cruciale per i tuoi risparmi

Il 7 giugno è una data importante per gli italiani. Anche se non lo sappiamo, quel giorno accadrà qualcosa che ci permetterà di risparmiare molto.

Una delle maggiori preoccupazioni per gli italiani sono le tasse. Il 7 giugno termina il periodo di pagamento delle più importanti tasse previdenziali italiane, così potremo finalmente guadagnare per noi stessi.

Prende il nome di tax freedom day il giorno in cui terminano le scadenze dei principali versamenti fiscali dell’anno. Alla giornata del 7 giugno, il contribuente medio italiano avrà finito di pagare Irpef, Imu, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, contributi previdenziali e via dicendo. Non significa che non si pagheranno più tasse da oggi fino alla fine dell’anno, ma finalmente non dovremo più fare le corse per pagare le spese dello Stato e cominciare a guadagnare per noi stessi.

Si tratta di un momento entremamente importante, visto che in Italia quello del pagamento delle imposte fiscali è un problema abbastanza importante. Tra i paesi maggiori dell’Europa, soltanto la Francia ha una pressione fiscale più alta di quella italiana. Siamo uno dei paesi in cui i lavoratori pagano più tasse in assoluto. Il peso fiscale italiano è pari al 43,5% del PIL; come detto, secondo solo alla Francia, che ha un peso fiscale del 47,2%. Confrontando con altri paesi dell’Unione Europea, in Germania si paga per il 42,5% del PIL, in Spagna il 38,8%. Oltre a questi dati, occorre ricordare come il 2021 sia stato un anno particolarmente intenso sotto il punto di vista della pressione fiscale. Si tratta dell’anno con la maggiore pressione fiscale della storia italiana.

A dirlo è la CGIA, che afferma come non si tratti di un aumento vero e proprio delle tasse, ma di un fenomeno legato al PIL. Dopo il tonfo terribile fatto dal PIL italiano nel 2020 causa pandemia, la risalita del 2021 ha permesso di far entrare più soldi nelle casse dello Stato. Per il 2022, gli osservatori pensano a una decrescita della pressione fiscale dello 0,4%. Questo considerando la crescita economica del 2,5% rispetto all’anno scorso, nonché la riduzione delle imposte operata dal Governo Draghi.