Così fra pochi giorni tenteranno di salvare il Superbonus

Si è generato un ampio dibattito intorno al Superbonus e al suo destino: un percorso di salvataggio, con un nuovo superbonus, è stato intavolato per arrivare a un emendamento e regole molto più fattive. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

In materia superbonus 110% si sta dibattendo sul da farsi: con un nuovo emendamento al decreto aiuti sarebbero modificate ancora una volta le regole sulla cessione. Ma in che modo? E seguendo quali parametri? Ecco quel che c’è da sapere al riguardo.

superbonus 27062022_missionerisparmio.it

In un discorso tutto aperto come quello legato al superbonus 110% il prossimo 16 luglio dovrebbero entrare in vigore le modifiche a cui si sta lavorando. Quali? Partiamo da quella che viene vista come la prima vera grande novità.

Vale a dire la possibilità di vendere i pacchetti non appena dalle banche alle imprese ma anche alle partite Iva. Si amplia, pertanto, la platea dei soggetti a cui sarà garantita la cessione dei crediti, tra cui i clienti “non consumatori” o come dice l’emendamento sulla cessione depositato dal Governo “a soggetti non rientrati nella definizione di consumatori o utenti (…) che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la stessa cedente”.

Superbonus 110% cosa ci aspetta

Dunque dovrebbero essere superati i vincoli dei soli clienti professionali come soggetti a cui le banche potevano cedere i crediti. Con questa correzione si prova a riavviare il mercato dei crediti e rimediare al blocco dei cantieri che è una delle questioni su cui insistono, nei riguardi del premier Draghi, sia il ministro del lavoro Orlando in riferimento ai livelli occupazionali nel settore edile, sia le associazioni datoriali, che rischiano di trovarsi in una posizione di decrescita.

Stando ad esempio a Confartigianato sarebbero 47mila le imprese che hanno crediti che non riescono a vendere, con il pericolo di restare a corto di liquidità.

Il presidente del Consiglio non è storicamente un fan del Superbonus, perchè ritiene che costi troppo generando al contempo frodi da oltre 5,6 miliardi di euro, oltre che causa degli aumenti dei prezzi delle lavorazioni.

Le posizioni e il dibattito sul superbonus

In sostanza per il governo, e in particolare per Draghi sarebbe stato forse anche meglio un blocco della misura del superbonus: ma alla fine dei giochi, con le variazioni del decreto aiuti, è giunta ancora una modifica che dovrebbe incentivare lo sblocco degli ingorghi sulla cessione dei crediti che rappresenta uno dei nodi centrali del Superbonus, delle sue potenzialità ma anche delle sue criticità.

Stando a questa impostazione, la cessione poteva esser fatta un numero senza fine di volte ma questi trasferimenti di crediti di società in società o fra diversi intermediari favoriva frodi, permettendo di vendere o riscuotere crediti per lavori mai realizzati rendendo quasi impossibile il tracciamento di tutto il percorso.

Dunque il governo era intervenuto, con il decreto Sostegni ter, riducendo il numero delle volte in cui i crediti potevano essere ceduti. Tuttavia tale misura era stata fin da subito criticata portando ad una ulteriore e seconda modifica che consentiva tre cessioni, di cui una libera (vale a dire verso chiunque) mentre la seconda e la terza riservata a soggetti vigilati dalla Banca d’Italia.

In questo modo, perciò, le imprese potevano acquistare i crediti ma rivenderli solo alle banche e soggetti simili che a loro volta potevano fare lo stesso. La nuova procedura, ad ogni modo, aveva allungato i tempi di cessione e alcuni istituti bancari, per di più, avevano comunicato ai clienti di non essere più disposti ad acquistare crediti fiscali.