Conti correnti, troppi costi: e gli italiani spostano liquidità in investimenti

Secondo l’ultima indagine realizzata da Wall Street Italia, due italiani su tre sposteranno una parte della liquidità in investimenti.

La decisione di Fineco, Unicredit e Ing con il Conto Arancio di aumentare i costi di gestione o la chiusura dei conti nel caso in cui la liquidità non verrà investita sui mercati finanziari ha spinto molti italiani a pensare di investire. A dirlo è un’indagine realizzata da Wall Street Italia in collaborazione con T-Voice che sulla base di analisi degli algoritmi cerca di fornire un quadro complessivo di opinioni e sentimenti condivisi dalle persone tramite web e social. Dall’indagine emerge che, a seguito dell’aumento dei costi di gestione, due italiani su tre sposteranno una parte della liquidità verso gli investimenti.

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Le analisi sono state condotte su più di 6.000 testi in lingua italiana riguardanti il tema dei costi e delle chiusure dei conti correnti, attraverso l’analisi di parole chiavi presenti nel web e sui principali social network. Il periodo compreso nell’analisi va dal 15 Marzo 2021 al 20 Aprile 2021. I risultati , come da prassi, sono stati presentati senza considerare quei testi che non contengono all’interno il tema di interesse. Dall’indagine, inoltre, risulta che il tema più discusso sul tema della liquidità è la patrimoniale, seguito dalle tasse sui conti correnti e dai costi dei mutui.

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La politica della Bce 

Infatti, la politica economica della Bce introduce quella che può essere considerata a tutti gli effetti una “patrimoniale mascherata” . Avere liquidità può rappresentare uno svantaggio proprio a causa dei costi. Dal prossimo anno, inoltre, non saranno più ammessi i pagamenti in contanti per un valore massimo di non oltre 999,99 euro. Pensare ad un conto corrente a costo zero è ormai impossibile, dal momento che l’aumento dei costi e le tasse premono sempre di più sui conti e sulle operazioni di prelievo che facciamo ormai quotidianamente.

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Secondo un’indagine del 2018 di SosTariffe.it, i clienti delle banche online che effettuano prelievi presso un ATM hanno visto crescere del 20% circa il costo dell’operazione. Nel caso degli istituti di credito tradizionali, l’incremento è stato del 5%. Inoltre, secondo un’indagine di Bankitalia del 2020 riportata da Il Giornale, il costo annuo per un conto è aumentato mediamente di 88,5 euro rispetto al 2019. Sono aumentati in particolare gli gli assegni, i prelievi bancomat, i bonifici e i canoni annui ( quindi le spese fisse). Poco meno di un terzo è relativo alle spese variabili. Nella lista rientrano anche i bollettini per il pagamento di Tari, bollo auto e altre tasse le cui commissioni variano da 1,50 a 3,50 euro. Per questo, le banche introdurranno una “nuova tassa” sui conti correnti per evitare perdite con la Banca centrale europea.

La decisione si spiega con gli attuali tassi negativi che non consentono di fare fronte ai costi derivanti dai liquidità ferma sui conti. Dietro, ci sono le decisioni della Banca centrale europea che penalizzano i risparmiatori. I tassi di interesse, infatti, sono stati abbassati per facilitare la crescita e quindi consentire più presti e la circolazione di denaro. Le Banche, infatti, depositano la liquidità in eccesso presso l’istituto di Francoforte al tasso di -0,50%. Per recuperare le somme perdute, si attaccano i conti correnti.

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