Lavoratori stagionali, l’allarme di Federturismo: “Preferiscono il reddito cittadinanza”

La Federturismo lancia l’allarme sulla mancanza di lavoratori stagionali nel settore del turismo. Tra le cause, il Reddito di cittadinanza.

La Federturismo lancia l’allarme sulla mancanza di lavoratori stagionali nel settore turismo. “In questa delicatissima, e tanto attesa, fase di ripartenza per il turismo italiano sta accadendo qualcosa di molto preoccupane”, ha detto il presidente Federturismo Confindustria Marina Lalli evidenziando come, in tutto il Pese e con crescente frequenza, “gli imprenditori non riescono a reperire sul mercato le professionalità e i profili normalmente in forza al settore durante i periodi di alta stagionalità”. La causa, tra le altre, sembra sia dovuta alla misura del Reddito di cittadinanza, che spinge molti a non voler lavorare e a beneficiare, al contrario del sussidio, “male interpretando lo spirito della misura, preferiscono continuare a percepire il sussidio al posto di rientrare nel mondo del lavoro”, prosegue Lalli.

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“Tale anomalia, distorsiva del mercato del lavoro, richiede un correttivo immediato che potrebbe essere una rimodulazione della tassazione sul costo del lavoro per consentire ai lavoratori di percepire un netto in busta paga più elevato e rendere quindi più attraente il lavoro rispetto al reddito di cittadinanza, con conseguente risparmio per le casse dello Stato. Su questa proposta presenteremo al ministro Garavaglia un primo documento nelle prossime ore”, chiosa Lalli.

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D’altra parte, i dipendenti lamentano le loro condizioni lavorative. Un servizio di Repubblica ha indagato sul lavoro stagionale e i dipendenti si definiscono “Sottopagati e sfruttati: siamo noi i nuovi schiavi”, denunciando l’assenza di contratti e orari lavorativi che non vengono rispettati. Si denuncia, oltre ad uno scarso trattamento economico, anche pessime condizioni di vita e di lavoro. Gianni Indino, presidente Confcommercio della provincia di Rimini, ha ribattuto: “Facile, troppo facile sparare a zero sugli imprenditori e metterli in prima pagina come sfruttatori, paragonandoli a schiavisti”. Non bisogna, insomma, fare di tutta l’erba un fascio.

Molte volte – ricorda Indino – ho sentito imprenditori dover rinunciare ad assumere personale perché non trovano chi si impegna la domenica o in orari notturni. Altri lamentarsi di aspiranti dipendenti che preferiscono non essere messi in regola per poter percepire disoccupazione o reddito di cittadinanza. Altri ancora sono delusi dal modo di lavorare dei propri collaboratori. Devo dunque desumere che i lavoratori siano tutti così, che non si trovi personale serio e volenteroso? Assolutamente no, perché conosco il turismo del nostro territorio e non faccio di tutta l’erba un fascio”.