In pensione a 62 anni: cosa accadrà nel 2022

Mentre la Lega insiste per prorogare la scadenza di Quota 100, un’altra ipotesi in campo è il pensionamento a 62 anni. 

Quota 100 è la vera grande incognita di quest’anno e a Palazzo Chigi scade il tempo entro cui decidere cosa ne sarà del mondo delle pensioni. Le strade sono diverse, così come le opzioni sul tavolo. Una di queste è l’Ape sociale, una misura introdotta in via sperimentale con la legge di bilancio 2017, destinata a soggetti in determinate condizioni. L’indennità viene erogata dall’Inps ed è a carico dello Stato: si rivolge a soggetti aventi determinate condizioni, che abbiano compiuto almeno 63 anni di età, e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. Prima della domanda di prestazione dell’agevolazione, i soggetti devono presentare domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio entro i termini e le scadenze previste.

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Un’altra proposta è Quota 41, a cui pensa la Lega. Permette il pensionamento con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età solo a coloro che rientrano nella categoria dei lavoratori precoci, con almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento dei 19 anni di età che rientrano in specifici profili di tutela e che sono disoccupati.

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Da Forza Italia, invece, l’idea di un pensionamento anticipato con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi, a patto che il trattamento previdenziale non sia inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale e con una riduzione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto al limite dei 66 anni. Una proposta simile a quella avanzata da Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia che ha proposto la possibilità di andare in pensione tra i 62 ed i 70 anni, dopo aver maturato almeno 35 anni anni di contributi, mentre l’assegno mensile non dovrà essere inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale. Una proposta molto simile a Quota 97, che permette di andare in pensione tra i 62 ed i 66 anni con 35 anni di contributi.

Un’altra proposta è la pensione di garanzia che attualmente permette ai giovani di poter lasciare il lavoro una volta raggiunta l’età pensionabile solo nel caso abbiano maturato una pensione pari a 1,5 volte l’assegno sociale, pari a 470 euro. Si pensa di abbassare i limiti così da garantire un assegno mai inferiore ai 660 euro, indipendentemente dai contributi versati.