Pensione minima, cosa accadrà per la rivalutazione degli importi base nel 2022

Il concetto di pensione minima in Italia tende a confondere molto le idee. Non è quello che può suggerire il nome, e dal 2022 potrebbe cambiare ancora di più la sua faccia.

pensione minima rivoluzione

Al contrario di come potrebbe suggerire il nome, la pensione minima non è una prestazione di misura inferiore che chi non ha raggiunto i requisiti per la pensione per età può prendere. In realtà la pensione minima non è neanche una prestazione a se stante. Si tratta di un’integrazione al trattamento minimo che spetta a chi riceve una pensione di importo molto basso. Quindi non è una pensione che viene data a chi non ha raggiunto la pensione per età o contributi, ma un’integrazione per chi ha una pensione più bassa della media. Non si riceve a prescindere, ma occorre necessariamente aver raggiunto i requisiti per la pensione regolare e averla ottenuta.

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Come ogni anno, tutte le pensioni, quindi anche quelle integrate al minimo, sono rivalutate in base al costo della vita calcolato dall’istat. Negli ultimi anni, causa la bassa e negativa variazione dei prezzi al consumo, tutti gli assegni hanno subito delle variazione significative, quasi impercettibile. Per il 2022 però ci aspettiamo una rivoluzione significativa delle pensioni, in gergo detta perequazione. Il forte rimbalzo della crescita economica e dell’inflazione nella seconda metà del 2021 avrà infatti delle ripercussioni anche sulle pensioni che saranno aggiornate verso l’alto. Ma non tutte.

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La pensione minima o integrata al minimo si ottiene tramite domanda dell’interessato. Quando un lavoratore va in pensione e gli viene liquidato l’assegno, se questo risulta inferiore a 515,58 euro al mese, può richiedere che l’ente pensionistico gli corrisponda la differenza. Scarto che può valere pochi euro, come anche quasi tutto l’importo del trattamento minimo. C’è tuttavia un appunto da sottolineare: le pensioni contributive, anche quelle di basso importo, non sono soggette ad alcuna integrazione. Quindi, se mettiamo il caso di una persona che, raggiunti i 71 anni di età, quindi con la possibilità di andare in pensione, ma senza gli anni di contribuiti sufficienti per la pensione retributiva. In questo caso la persona riceverà una pensione contributiva, che, per quanto bassa, non potrà beneficiare dell’integrazione di 515 euro dell’integrazione al trattamento minimo.