Pensione, sarà più bassa per tutti. Ecco perché

Le modalità del sistema pensionistico italiano continua ad essere al centro del dibattito politico ed economico

La pensione è sempre più lontana per i giovani. Infatti, l’età pensionabile è destinata a salire in Italia, nei prossimi anni, per aumento della speranza di vita. Ciò significa che il requisito anagrafico, per coloro che sono ai primi passi nel mondo del lavoro, si alzerà in media a 71 anni rispetto agli attuali 61,8 anni, secondo quanto emerge da un rapporto sulle pensioni dell’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. L’età pensionabile, per il futuro, sarà quindi fissato a 71 rispetto alla media anagrafica di ritiro dal lavoro attuale che si attesta a 61,8 anni, 5 anni al di sotto rispetto al requisito anagrafico richiesto per la pensione INPS di vecchiaia.

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Una questione a tal proposito è stata sollevata anche da Pasquale Tridico, secondo cui il problema principale per il sistema pensionistico in Italia è che sono troppo poche le persone che lavorano: 23 milioni, un numero basso rispetto ad altri Paesi. In un’ intervista a Unomattina, ha detto: “Bisognerebbe cominciare da un numero macro. Siamo un Paese di 60 milioni di abitanti con solo 23 milioni di lavoratori, in Francia con poco più di 60 milioni di abitanti sono 34 milioni le persone che lavorano, 11 milioni in più formalmente. Da noi ci sono, lo sappiamo, 3,5 milioni di lavoratori in nero. Arriviamo a 26,5 milioni di persone che lavorano. Ne mancano all’appello comunque 6-7 milioni. Questo è il dato più importante e più fragile per il sistema economico italiano e quindi anche per quello pensionistico”.

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Per l’ex presidente Inps Tito Boeri è necessario accelerare il passaggio al regime contributivo per tutti che dovrebbe diventare effettivo soltanto nel 2035. Ad incidere sul sistema di calcolo retributivo, ci sono diversi fattori legati alla spesa previdenziale, come il rapido invecchiamento della popolazione e l’allungamento della vita media che compromettono la tenuta finanziaria dei conti pubblici impoverendo le generazioni future. Per questo l’Inps spinge per l’introduzione di un sistema flessibile o di pensioni a rate. In una recente intervista, Tito Boeri ha sottolineato che bisogna sicuramente accelerare il passaggio al metodo contributivo che garantisce anche una possibilità di andare in pensione prima. Per quanto riguarda l’uscita anticipata rispetto agli attuali 67 anni di età, questo dovrebbe essere possibile, ma con meno soldi di pensione.