Reddito di Cittadinanza, c’è un altro modo per rubare i soldi

I furbetti del Reddito di Cittadinanza sono ancora pienamente all’opera: c’è infatti un altro modo per rubare i soldi

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Non si placa il circolo speculativo attorno al reddito di cittadinanza. Dopo i recenti e numerosi arresti, pareva si fosse sventata (e scoraggiata) l’azione truffaldina attorno al sussidio economico per i più svantaggiati, ma in realtà non è così.

Negli ultimi giorni è stata svelata una nuova truffa, indice del fatto che gli sciacalli del Reddito di Cittadinanza ci sono. Infatti, c’è un altro modo per rubare i soldi destinati al famoso sussidio voluto dal Movimento 5 Stelle.

Reddito di Cittadinanza, c’è un altro modo per rubare i soldi

Secondo il “Il Messaggero”, è stata sventata una nuova truffa legata al Reddito di Cittadinanza. A quanto pare c’è un altro modo per rubare i soldi. Da quanto si apprende, infatti, un gruppo di truffatori riusciva ad intascare il Reddito destinato a persone realmente bisognose, utilizzando i loro dati.

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La truffa si aggirerebbe attorno ad una cifra di 2 milioni di euro e a sventarla, quasi per caso, sarebbe stato un cittadino pachistano. L’uomo, infatti, ha scoperto che a sua insaputa gli era stata intestata una carta per il Reddito, ovviamente mai percepito da lui.

Il cittadino pachistano, infatti, si è visto rifiutare la richiesta per ottenere il REM (Reddito di emergenza). Il motivo? L’uomo, secondo l’Inps, era già percettore del Reddito di cittadinanza da dieci mesi, a sua insaputa. Da qui, l’indagine delle forze dell’ordine si è allargata, fino a scoprire un vero e proprio sistema criminale.

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Le vittime della truffa sarebbero, nella maggior parte dei casi, cittadini pachistani di tutta Italia. Ma due inquietanti particolari hanno destato l’attenzione degli inquirenti: Tutti i truffati avrebbero presentato domanda per il RdC nello stesso Caf, in provincia di Napoli; tutti loro avrebbero ritirato la carta nello stesso ufficio postale, a Grumo Nevano, in provincia di Napoli.

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(foto: altroconsumo)

Questi indizi, dunque, fanno pensare che al centro della truffa ci sia una rete di collaboratori pachistani, un CAF e un ufficio postale in provincia di Napoli. A ritirare la tessera, infatti, sarebbe stata infatti fondamentale la collaborazione di un impiegato dell’ufficio postale di Grumo Nevano.

I truffatori, si recavano poi in alcuni negozi (sempre gli stessi) e simulavano un acquisto, senza in realtà comprare nulla. Sulla somma “spesa”, quindi, una parte finiva al commerciante, mentre il resto risultava prelevato in contanti.

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Grazie alla collaborazione delle vittime, sono stati condotti alcuni arresti. A quanto pare, tutavia, si siano perse le tracce degli organizzatori della truffa.