130 milioni di lire bruciati in una serata e i prestiti onorati male. Le spese folli di Pupo con il vizio del gioco

Il rapporto problematico di Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, col gioco d’azzardo è ben documentato. Uno dei molti esempi di quanto il gioco patologico può danneggiare un individuo.

i problemi di pupo col gioco d'azzardo

Enzo Ghinazzi, dal grande pubblico conosciuto come Pupo, è un cantante e presentatore televisivo molto conosciuto per le sue doti come showman, ma anche per alcuni suoi problemi personali. Pupo è stato spesso al centro dell’attenzione pubblica per via del suo complicato e deleterio rapporto col gioco d’azzardo, nella fattispecie col gioco del poker, che gli ha dato moltissimi problemi nel corso della sua vita. Il cantante ha parlato molto a proposito del poker e del gioco d’azzardo in generale, in libri e interviste, raccontando come è venuto in contatto con quel mondo e perché ha continuato a giocare.

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Pupo ha raccontato di aver iniziato a giocare a poker a 14 anni, seguendo il padre, e di non aver mai smesso di giocare per gran parte della sua vita. La sua storia come giocatore è costellata di episodi particolari, alcune vittorie eclatanti, ma anche molte batosce che gli hanno portato via centinaia di milioni di lire. Negli anni ’80, per esempio, al casinò di Saint Vincent, Pupo perse ben 130 milioni di lire in una partita contro un altro giocatore, mentre 10 anni dopo i suoi debiti di gioco erano talmente alti che dovette chiedere un prestito di 200 milioni di lire a Gianni Morandi per poterli saldare. I soldi vennero restituiti nel 2008 durante un concerto. Tutti aneddoti che si trovano nel suo libro Banco solo!

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Il poker non ha dato solo dolori a Pupo. In quanto esperto del gioco, il cantante è stato contattato da Sky per commentare insime a Fabio Caressa e Stefano de Grandis La Notte del Poker. Inoltre, lui in primis difende a spada tratta il poker come gioco. Al netto di tutti i suoi problemi col gioco patologico, Pupo definisce il poker un gioco completo e metafora della vita. Il cantante toscano spererebbe che si potessero aprire delle vere e proprie scuole di poker che possano insegnare ai giocatori come comportarsi per non scadere nella malattia.