Pensioni, chi e come potrà lasciare il lavoro dal 1 gennaio 2022

Ape sociale, Opzione donna e contratti d’espansione: potrebbero essere questi gli strumenti chiave dopo Quota 100? 

120. Sono i giorni che mancano alla fine di Quota 100. Per questo, una delle riforme chiave che il governo Draghi è chiamato a elaborare è proprio quella che riguarda le pensioni. Dopo Quota 100, lasciare il lavoro sommando 62 anni di età e 38 di contributi è possibile solo fino al 31 dicembre. Ecco, allora, che molti si chiedono che cosa accadrà dal 1 gennaio 2022. Le ipotesi in campo sono diverse. Si potrebbe ritornare alla vecchia Legge Fornero, che prevede il pensionamento a 67 anni di età con un’anzianità contributiva minima di anni 20. A partire dal 31 dicembre 2021, gli esclusi dalla misura, in base all’età, vedranno un aumento di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento. Insomma, uno scalone immenso e un grave danno per i lavoratori che si ritroverebbero, in questo modo, ad andare in pensione anche nel 2029. Una delle opzioni che pare al momento essere più valida, è ricorrere a strumenti pensionistici come l’Ape sociale, Opzione donna o i contratti d’espansione che permetterebbero l’uscita dal lavoro in maniera più flessibile.

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L’ape sociale è una misura introdotta in via sperimentale con la legge di bilancio 2017, destinata a soggetti in determinate condizioni. L’indennità viene erogata dall’Inps ed è a carico dello Stato: si rivolge a soggetti aventi determinate condizioni, che abbiano compiuto almeno 63 anni di età, e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. L’indennità è corrisposta fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia. L’indennità è pari o all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione, se inferiore a 1.500 euro; oppure, è pari a 1.500 euro, se la pensione è pari o maggiore. Durante il godimento dell’indennità non spetta contribuzione figurativa né gli assegni al nucleo familiare. Il trattamento, in caso di decesso del titolare, si esaurisce.

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Proprio l’Ape sociale dovrebbe essere rafforzata ed estesa a determinate categorie di soggetti. E’ a lavoro, per questo, un’apposita commissione diretta dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Le altre opzioni

Con Opzione donna le lavoratrici possono uscire dal mondo del lavoro a 35 anni netti di contribuzione e 58 anni di età anagrafica, per le subordinate, 59 anni per le lavoratrici autonome. Infine, il contratto di espansione consente alle aziende una pluralità di azioni. In primis, far uscire personale a 60 mesi dalla pensione di anzianità; in secondo luogo, permette di assumere risorse qualificate; ma anche di utilizzare la Cigs fino a 18 mesi con una riduzione media oraria del 30% per i lavoratori privi dei requisiti per lo “scivolo”. Infine, permette di formare i dipendenti sulle competenze che necessitano di aggiornamenti. Il lavoratore che aderisce all’accordo percepisce una pensione pari a quella maturata al momento dell’uscita. Il costo, per tutta la durata dell’anticipo, è a carico dell’azienda, al netto del valore della Naspi spettante a chi va in prepensionamento.
Il contratto di espansione può essere firmato dai dipendenti con meno di 60 mesi dal decorrere della pensione, sia quella di vecchiaia che quella anticipata. I lavoratori devono chiudere il rapporto entro il 30 novembre 2021. La pensione che poi riceveranno sarà cumulabile con qualsiasi reddito da altra attività lavorativa.