Evasione fiscale del marito, a pagare caro può essere anche la moglie

Attenzione al coniuge in caso di evasione fiscale del marito, la Cassazione ha stabilito che possono essere sequestrati anche i beni della moglie.

evasione fiscale (foto Adobestock)
evasione fiscale (foto Adobestock)

La sentenza chiarisce che il sequestro può essere attuato anche sui beni della moglie nonostante la coppia sia separata. Nel caso in cui il marito abbia regalato gioielli e orologi preziosi, ma anche se quest’ultima li ha acquistati autonomamente, vige comunque il principio della condivisione dei beni che si acquisisce con il matrimonio. Questi quindi diventeranno dei beni rifugio che però manifestano la disponibilità economica non proporzionata ai redditi dichiarati.

La sentenza della Cassazione n.3278 del 6/9/2021 ha infatti respinto il ricorso della moglie di un uomo che è stato condannato dalla procura per compensazione illegittima delle imposte. Per la suprema corte la condotta è delittuosa perché il contribuente  ha omesso di versare quanto doveva al fisco utilizzando in altro modo le somme non versate: in questo caso non c’è corrispondenza tra quanto dichiarato e il tenore di vita, che si misura attraverso i beni posseduti.

La Cassazione conferma: sequestrabili i beni del coniuge in caso di evasione fiscale

evasione fiscale (foto Adobestock)
evasione fiscale (foto Adobestock)

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I giudici hanno stabilito che la misura ablatoria va esclusa quando sia accertato che il reddito del coniuge estraneo al reato, che rivendica determinati beni, sia tale da giustificarne l’acquisto. Quindi non sarà sequestrato alcun bene se viene accertato che il reddito della moglie è proporzionato al suo stile di vita ed è stato adottato il regime di separazione dei beni, in questo caso il coniuge sarà al sicuro e non verrà tolto nulla.

Invece, nel caso in cui l’acquisto dell’evasore sia stato effettuato non in separazione dei beni, il fisco è autorizzato al sequestro a meno che non venga fornita un prova contraria che dimostri l’innocenza. In questo caso l’onere è a carico del coniuge. La terza sezione penale ha precisato di aver rigettato il ricorso della difesa perché non è configurabile né una violazione di legge, né un’apparenza di motivazione, essendo stato riesaminato il caso adeguatamente ed essendo ragioni valide per la decisione.

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In pratica la Cassazione ha stabilito che il posseduto è ritenuto nelle disponibilità sostanziali del marito della signora, per quanto riguarda i beni immobili, mentre per quelli mobili non restituiti, come orologi e preziosi, devono essere sottoposti a misura cautelare perché sono forme di investimento in beni rifugio di significativo valore riconducibili alla redditizia attività criminosa commessa dall’imputato.