Pensioni, non ci sarà più Quota Cento. Chi saranno i prossimi a poter andare in pensione anticipata

Quota 100 scade tra tre mesi e non sarà più possibile andare in pensione con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi. Ecco cosa accadrà dopo.

La chiave di risposta, dopo Quota 100, consiste in un mix. Nessun Quota 102, né Quota 41, né una proroga di Quota 100: si pensa ad un sistema misto e flessibile che permetterà di lasciare il lavoro a partire dai 63 anni. Infatti, al momento l’unica certezza sul tema pensioni è un’uscita flessibile dal lavoro a partire dai 63 anni di età. Aumentando di un anno la quota dell’età della pensione e quella dei contributi necessari, per portare l’età del pensionamento a 63 anni di età e 39 di contributi, dovrebbero servire tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro per ogni anno a partire dal 2022 e fino al 2024. Tuttavia, le domande per accedere a Quota 100 accolte sono state circa 334mila.

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Un numero che, fino alla fine dell’anno, potrebbe crescere e arrivare a circa 400mila. Dal primo gennaio, l’età per l’uscita dal lavoro tornerebbe a 67 anni per tutti. Il responsabile economico Antonio Misiani, parlando all’Ansa, ha sottolineato la necessità, per evitare di tornare alla Fornero, di studiare un sistema più flessibile ma più equo, sostenibile per le casse pubbliche, che tenga conto dei lavori “gravosi e usuranti, delle donne con carichi familiari”. A dire la loro sono anche gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti, che propongono un modo per riconciliare una maggiore flessibilità nell’età di pensionamento con la sostenibilità del sistema. La proposta? “In pensione quando si vuole, a partire da 63 anni, accettando una riduzione che oggi si applica alla sola quota contributiva sull’intero importo della pensione, cosi come proposto dall’Inps 6 anni fa”, dicono i due.

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La proposta di Boeri 

Questo corrisponderebbe ad una riduzione media di un punto e mezzo per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione offerta da quota 100. Ciò premesso, “in futuro, le generazioni che andranno in pensione nei prossimi anni avranno una quota contributiva più alta su cui la riduzione è già comunque applicata in caso di pensione anticipata”. Boeri e Perrotti proseguono: “Non è mai una buona idea cambiare radicalmente le regole del sistema pensionistico all’ultimo momento, perché chi è vicino alla pensione si vede stravolgere i programmi di una vita e non ha tempo per porvi rimedio. Eppure anche questa volta si arriva all’ultimo minuto a decidere che fare di Quota 100, cioè i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi”.

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La proposta dei due esperti in materia punterebbe a ridurre le disparità di trattamento fra le pensioni contributive e le pensioni miste, e permetterebbe anche ai titolari di quest’ultime di andare in pensione prima, a patto di aver maturato 20 anni di contributi e una pensione superiore ad una soglia minima. La soglia attualmente fissata a 1.450 euro è nettamente al di sopra della soglia di povertà Istat. “Si potrebbe abbassarla a mille euro, circa 2 volte la pensione minima, rendendo più ampia la platea potenzialmente interessata alla pensione anticipata”, concludono i due.

Le altre proposte 

Tra le opzioni sul tavolo, c’è anche il Fondo Nazionale per il Prepensionamento che erogherebbe una pensione calcolata con gli stessi criteri di Quota 100 fino a quando il lavoratore non maturerà i requisiti necessari per essere preso in carico dall’Inps. La proposta viene dai tecnici della Lega e prevede, in sostanza, di replicare i parametri di Quota 100 con soglie più alte. La prestazione durerebbe 4 anni e 10 mesi per gli uomini e 3 anni e 10 mesi per le donne. Uno strumento che potrebbe essere utilizzato per le imprese in crisi e per quelle impegnate nella transizione verde o digitale. Un’altra proposta è quella dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil hanno presentato la loro piattaforma che prevede di andare in pensione a partire dai 62 anni, o con 41 di contributi a prescindere dall’età. Un’ipotesi troppo costosa per le casse dello Stato, difficile da replicare, ma comunque possibile.

Al momento, non si esclude davvero nulla. Sta di fatto che lo scalone è possibile. Dal 1 gennaio il pensionamento sarebbe accessibile solo a partire dai 67 anni di età. Per chi rimane fuori, ci sarà un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento. La flessibilità a partire dai 62-63 anni con un insieme di misure,  a seconda della situazione del singolo lavoratore e della sua mansione, sembra essere al momento lo scenario più credibile che potrebbe concretizzarsi a partire dal 1 gennaio 2022.