Bonus di 1000 euro per le partite IVA, ma c’è un problema

Il bonus startup è stato annunciato diversi mesi fa con la conversione del Decreto Sostegni. Ad oggi, rimangono molte incertezze. 

Il bonus startup è stato introdotto il 21 maggio 2021, grazie alla legge di conversione del dl Sostegni. Si tratta di un contributo a fondo perduto per le startup, rivolto a chi ha aperto la partita IVA nel 2018, ma ha iniziato l’attività nel 2019. Il contributo può arrivare ad un massimo di 1000 euro. Tuttavia, il bonus rimane ad oggi una grande incognita dal momento che, pur essendo stato annunciato cinque mesi fa, al riguardo oggi non si sa ancora nulla.

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I tempi sono tuttora incerti e il bonus non è ancora diventato operativo. Infatti il decreto attuativo non è ancora stato inserito in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, il decreto DL n. 41/2021, oltre ad aver ampliato la platea di beneficiari degli aiuti, aumentandola di circa 370 mila beneficiari, ha introdotto nuovi canali di accesso. Il contributo è stato aperto anche ai soggetti titolari di reddito d’impresa che non avevano registrato un calo del fatturato e dei corrispettivi pari al 30% che, invece, in precedenza erano rimasti esclusi.

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Cos’è una startup

Una start up è un’azienda giovane, nata da poco ma con un business plan avente tutto il potenziale per poter crescere in maniera rapida, veloce e vantaggiosa. Fino a poco tempo fa, una start up era un’azienda innovativa dal punto di vista tecnologico, anche se oggi il termine si è esteso notevolmente andando ad inglobare anche realtà meno “tecnologiche”. In economia con il termine startup si intende appunta un’impresa emergente nelle forme di un’organizzazione temporanea o una società di capitali in cerca di soluzioni organizzative e strategiche che siano ripetibili e possano crescere indefinitamente. Una delle caratteristiche principali della start up è la sua scalabilità. Ad esempio, un’attività come l’apertura di un ristorante non coincide con la creazione di una startup: si tratterebbe infatti di una società tradizionale. Lo startup comprende tutte le spese relative alla costituzione della società e agli investimenti strutturali; gli stipendi; l’eventuale cauzione per l’affitto; le spese relative al materiale di consumo; l’indicazione del capitale proprio.

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In parole più semplici, la start up deve evolversi e migliorare; deve avere una fase di sperimentazione; deve essere scalabile, cioè non ripetibile in larga scala. I criteri selettivi per l’avvio di una start up sono stati fissati dalla legge 221/2012 che ha stabilito che una start up non deve essere costituita da più di 5 anni e, al secondo anno di attività, il valore della produzione non deve superare i 5 milioni di euro. Al momento di partecipazione ai bandi, la start up non deve essere nata da fusioni di altre società, scissioni, cessioni o essere un ramo aziendale. Inoltre, le spese per la ricerca e sviluppo devono essere almeno del 15% del valore maggiore tra il costo e il valore totale; i 2/3 dei soci deve avere almeno la laurea magistrale; 1/3 di essi deve essere dottore di ricerca o dottorando.