Tasse non pagate, come e quando ci si può accordare con l’Agenzia delle Entrate

Nel caso in cui i contribuenti non abbiano pagato alcune tasse, è possibile accordarsi con l’Agenzia delle Entrate. Come fare e quali sono i guadagni.

Tasse non pagate, come e quando ci si può accordare con l'Agenzia delle Entrate

Il contribuente che riceve un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate può chiedere un accordo per pagare meno sanzioni ed evitare di instaurare un contenzioso. Gli strumenti sono validi nei casi di autotutela, acquiescenza, accertamento con adesione, reclamo e mediazione, ricorso tributario, conciliazione giudiziale. Vediamoli nel dettaglio.

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Gli strumenti per accordarsi con l’Agenzia delle Entrate

Come si legge sul sito dell’Agenzia delle Entrate, “l’accertamento con adesione consente al contribuente di definire le imposte dovute ed evitare, in tal modo, l’insorgere di una lite tributaria”. Si tratta, dunque di “un accordo tra contribuente e ufficio che può essere raggiunto sia prima dell’emissione di un avviso di accertamento, che dopo, sempre che il contribuente non presenti ricorso davanti al giudice tributario”. 

Sono ammessi persone fisiche, società di persone, associazioni professionali, società di capitali, enti, sostituti d’imposta. La procedura riguarda tutte le più importanti imposte dirette e indirette e può essere attivata tanto dal contribuente quanto dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

L’autotutela può essere attivata se l’Agenzia delle entrate prende atto di aver commesso un errore nel calcolo delle tasse dovute. In questo caso può annullare il proprio operato e correggersi senza attendere la decisione di un giudice. C’è inoltre la possibilità dello strumento dell’acquiescenza. Il contribuente che riceve un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate può ottenere una riduzione delle sanzioni di un terzo se rinuncia a presentare ricorso.

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Gli altri strumenti per pagare meno tasse

Tasse non pagate, come e quando ci si può accordare con l'Agenzia delle Entrate

L’istituto del reclamo o della mediazione è uno strumento deflativo del contenzioso tributario a cui il contribuente può ricorrere prevenire ed evitare le controversie che possono essere risolte senza ricorrere al giudice. Sempre che il contribuente non ritenga illegittimo o infondato l’atto emesso nei suoi confronti. In quel caso, può rivolgersi alla Commissione tributaria provinciale per chiederne l’annullamento totale o parziale.

La conciliazione giudiziale è un altro strumento con cui chiudere un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate. È applicabile per tutte le controversie tributarie, anche in seguito di rigetto dell’istanza di reclamo ovvero di mancata conclusione dell’accordo di mediazione.

Può essere proposta sia dalle parti stesse ovvero contribuente, Agenzia delle Entrate, Ente locale, agente della riscossione, sia dalla Commissione tributaria, che può prospettare alle parti il tentativo di conciliazione. Il tentativo non è vincolante e se il contribuente non lo raggiunge può proseguire con il contenzioso.