Cashback, ecco cosa è accaduto e perché Draghi l’ha sospeso

Secondo fonti di Palazzo Chigi, Mario Draghi avrebbe deciso di sospendere il cashback in quanto la misura agevolerebbe “i ricchi”.

Fine del cashback e fine anche dell‘accumulo delle transazioni. La misura, fortemente voluta da Giuseppe Conte, è stata bloccata dal Governo Draghi per sei mesi. Quello che si è chiuso ieri, 1 luglio, è stato dunque l’ultimo semestre del programma dal momento che il terzo – quello che sarebbe durato da luglio a dicembre – non ci sarà. C’è chi parla di una pausa temporanea, chi di una fine definitiva: sta di fatto che il programma è stato bloccato e molti si domandano quale sarà il suo futuro.

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Secondo fonti di Palazzo Chigi, il cashback sarebbe stato bloccato “a causa del suo carattere regressivo, destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori”. Con queste parole, il presidente del Consiglio Mario Draghi sarebbe intervenuto in Consiglio dei ministri per spiegare le motivazioni alla base della sospensione della misura. Infatti, la maggiore concentrazione dei mezzi alternativi al contante – quindi sistemi di pagamento elettronico – si registra proprio tra gli abitanti del Nord e nelle grandi città.

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Inoltre, sempre generalmente, sono le famiglie con capofamiglia di età inferiore a 65 anni e con un reddito medio-alto e una condizione diversa da quella di operaio o disoccupato ad utilizzare carte di credito per pagare. In sostanza, sarebbero queste categorie a trarre i maggiori benefici dal cashback e dai bonus collegati alla misura. La misura, insomma, rischierebbe non solo di accentuare la differenza tra i redditi più e meno alti, ma favorirebbe in maniera quasi esclusiva i più ricchi e più propensi all’utilizzo di sistemi elettronici.

I dati

Se uno dei presupposti del cashback era favorire l’eliminazione del contante e un uso sempre più forte di sistemi di pagamento elettronici, sembra che la realtà smentisca le aspettative. Infatti, quasi il 73% delle famiglie già spende tramite le carte in misura maggiore di quella ipotizzata. Pertanto, pur senza intensificare l’uso delle carte, molte famiglie finirebbero per trarne comunque vantaggio. E’ invece improbabile che chi non usa le carte sia portato ad aumentarne l’utilizzo spinto dalla febbre del cashback. Infine, tra i motivi che hanno portato alla sospensione c’è anche il costo. La misura costa troppo: 4,75 miliardi di euro.